Caserta, il boss si pente e i parenti si dissociano con centinaia di manifesti

Pubblicato il 14 Febbraio 2011 13:55 | Ultimo aggiornamento: 14 Febbraio 2011 13:55

A notte fonda, lontano dagli sguardi dei compaesani, c’è chi ha tolto qualche ora al sonno per tappezzare le vie di alcuni paesi del casertano con un manifesto. Manifesto semplice e rudimentale ma stampato in tipografia in svariate copie, a centinaia: tante ne sono comparse da Frignano fino a Trentola Ducenta.

Il manifesto recita: “Le famiglie Luigi e Salvatore Guerra e di Gaetano Antonio con relativi mogli e figli, si dissociano da tutto ciò che Giuseppe Guerra e moglie hanno il coraggio di dire e di far pubblicare sui quotidiani cose non vere nei nostri confronti”.

Una presa di distanza forte e chiara, ma chi è questo Giuseppe Guerra e perché tanta sollecitudine nel prendere le distanze? L’uomo in questione è da recente diventato un pentito di camorra annunciando ai magistrati questa intenzione. La faida familiare va in scena nelle terre più colpite dalla camorra e i manifesti parlano proprio a loro, ai boss. Che leggano e capiscano che non tutti i Guerra sono pentiti, l’obiettivo è ovviamente quello di evitare possibili ritorsioni e vendette dei clan.

I documenti dei carabinieri parlano di Giuseppe Guerra come camorrista a disposizione del boss Setola. I parenti forse sapevano o forse no delle sue conoscenze, comunque fino a ieri tutto era rimasto in famiglia. Poi Guerra ha deciso di parlare: la testimonianza sua e della moglie potrebbe ora portare all’arresto di boss, mettere fine ai loro traffici e affari, e allora il resto della famiglia, quelli che “hanno sempre lavorato”, devono fare qualcosa. E deve essere eclatante perché tutti debbano sapere: “si dissociano nel modo più assoluto”. E quando parlano delle “malefatte” del loro parente non si riferiscono ai suoi crimini ma alla sua scelta di parlare, cosa ampiamente documentata dalle cronache locali dei giornali.

Giuseppe Guerra ha iniziato la sua carriera criminale tra gli anni Ottanta e Novanta, entrando nel gruppo di Vincenzo Zagaria per poi passare ai casalesi della famiglia Schiavone. Ha scontato sei anni in carcere, ma questo non gli ha impedito di entrare tra gli uomini di Giuseppe Setola, boss cieco ma con molta confidenza con il kalashnikov. Una carriera di tutto rispetto, ma che fa paura solo adesso che con le sue parole può portare guai al resto della famiglia.