Caso Aldrovandi, “non ci fu diffamazione”: giudice assolve la Nuova Ferrara

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 settembre 2014 13:21 | Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2014 13:21
Caso Aldrovandi, "non ci fu diffamazione": giudice assolve la Nuova Ferrara

Caso Aldrovandi, “non ci fu diffamazione”: giudice assolve la Nuova Ferrara

FERRARA – Il giudice Maria Teresa Danieli del Tribunale civile di Ancona ha rigettato perchè infondata la richiesta di risarcimento danni, da non meno di un milione e mezzo di euro, che l’ex pm di Ferrara Mariaemanuela Guerra aveva promosso contro il giornale la Nuova Ferrara. Secondo l’ex pm il quotidiano sarebbe stato “artefice di una campagna stampa diffamatoria e denigratoria, in merito ad articoli pubblicati tra gli anni 2007 e 2010, sugli strascichi del caso di Federico Aldrovandi“, del quale la pm Guerra seguì le prime indagini per poi astenersi “per motivi personali”.

Il giudice Danieli ha anche condannato il magistrato, oggi in servizio presso il ministero di giustizia, alle spese di lite per 2500 euro.

Lo stesso quotidiano spiega:

Una sentenza depositata resa nota il 25 settembre, lo stesso giorno – di nove anni fa – della morte di Federico Aldrovandi, il ragazzo di 18 anni ucciso durante una colluttazione coi 4 agenti di polizia poi condannati in via definitiva a 3 anni e 6 mesi per eccesso colposo.

L’ex pm di Ferrara aveva chiesto il risarcimento di non «meno di 1 milione mezzo di euro» come si legge negli atti della richiesta danni, al gruppo editoriale Finegil del Gruppo Espresso-Repubblica, chiamando in causa tre direttori della Nuova Ferrara che si sono succeduti negli anni 2007-2010 (Valentino Pesci, Alberto Faustini, Paolo Boldrini) e i giornalisti Daniele Predieri, Alessandra Mura, Carlo Chierici e Marco Zavagli.

Il processo civile durato oltre 3 anni si è concluso con la sentenza del giudice perchè, scrive nelle conclusioni, non vi può essere diffamazione ma «esercizio del diritto di cronaca e di critica (anche se a volte esercitato con toni accesi e polemici, ma sempre nei limiti)». E soprattutto, evidenzia il giudice «gli articoli del giornale, per quanto numerosi, sono stati sempre pubblicati in concomitanza con avvenimenti specifici della vicenda, rimanendo ancorati ai fatti dei quali davano conto».