Caso Claps: Elisa lo rifiutò, Danilo la uccise con 13 colpi

Pubblicato il 28 maggio 2010 22:08 | Ultimo aggiornamento: 28 maggio 2010 22:52
claps

Elisa Claps

Tredici coltellate al torace dopo un approccio sessuale rifiutato: così, il 12 settembre 1993, nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza, Danilo Restivo ha ucciso Elisa Claps, la studentessa potentina di 16 anni, il cui cadavere è stato ritrovato lo scorso 17 marzo “esattamente negli stessi luoghi in cui aveva incontrato Restivo quella mattina” e “dove è sempre rimasto per 17 anni”.

Per la Procura generale di Salerno, vi sono “più che gravi, precisi e concordanti indizi di colpevolezza”, a cominciare da una ciocca di capelli che Restivo avrebbe tagliato a Elisa nella circostanza dell’omicidio. Anche per questo, lo scorso 11 maggio (otto giorni prima del fermo in Inghilterra per l’omicidio di Heather Barnett) ha inviato all’ufficio gip la richiesta (accolta integralmente il 22 maggio) di custodia cautelare in carcere e del mandato di arresto europeo per Restivo, nel ’93 ragazzo di 21 anni, oggi uomo di 38 che si trova in un carcere inglese proprio per il brutale assassinio della sarta inglese, che aveva due ciocche di capelli nelle mani.

Stamani, in una conferenza stampa nel Palazzo di Giustizia, il Procuratore generale di Salerno, Lucio Di Pietro, insieme ai pm Rosa Volpe e Luigi D’Alessio, ha ripercorso i minuti che il 12 settembre ’93 hanno portato all’omicidio di Elisa. Sono le ore 11: Elisa esce da casa, in compagnia di un’amica, Eliana De Cillis. Per arrivare da via Mazzini, dove Elisa abita con la sua famiglia, al centro storico, servono pochi minuti. Le due ragazze si salutano, Elisa deve incontrare Restivo. La sera prima si erano dati appuntamento nei pressi della chiesa della Santissima Trinità. Con “un pretesto”, il giovane “la induce a seguirla nei locali di pertinenza della chiesa, sino al sottotetto della canonica”.

Lì – hanno spiegato i magistrati – Restivo cerca un approccio sessuale, lei lo rifiuta. Lui la colpisce al torace, “almeno 13 volte, con un’arma da punta e da taglio sino a cagionarne la morte”. Elisa muore. Restivo trascina il cadavere in un angolo del sottotetto, lo occulta coprendolo con materiale di risulta e tegole. Restivo – ha detto Di Pietro – ha ucciso “per motivi abietti” e ha agito “con crudeltà”: il reato commesso è punito dal codice con l’ergastolo. L’autopsia (“di altissimo livello scientifico”) eseguita a Bari dall’anatomopatologo Francesco Introna ha accertato che il cadavere non è stato mai spostato, che si è decomposto in quell’angolo del sottotetto, e che l’omicidio è stato commesso il 12 settembre 1993, tra le ore 11.30 e le 13.10.

Un lasso di tempo che coincide con il “buco” nell’alibi di Restivo, un alibi già ritenuto non credibile dalla magistratura di Potenza che lo ha condannato (sentenza confermata in Cassazione) a due anni e otto mesi per false dichiarazioni al pm. Per la “prova regina” (probabilmente la presenza del Dna di Restivo sulla scena del crimine) bisognerà attendere l’esito dell’incidente probatorio su un centinaio di reperti presenti nel sottotetto. Ma sull’omicidio di Elisa, la Procura di Salerno, non ha più dubbi: Restivo disse che aveva visto uscire la ragazza dalla Trinità intorno alle ore 12.

Ma Elisa non è mai uscita da quella chiesa, fermata dalle 13 coltellate del suo assassino.