Caso Claps, il fratello: “Condanna sociale per chi ha nascosto la verità”

Pubblicato il 8 Novembre 2011 13:20 | Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2011 13:26

SALERNO, 8 NOV – "Laddove non ci siano profili di responsabilità penali per intervenute prescrizioni, ci sia quantomeno la condanna sociale per chi ha nascosto parte della verità": lo ha detto Gildo Claps, fratello di Elisa, commentando con i giornalisti il fatto che sia stata respinta la richiesta di costituzione come parte civile della diocesi di Potenza.

Questo "è un buon risultato, è un buon inizio – ha aggiunto – che ci fa sperare di poter finalmente arrivare dopo quasi 20 anni alla verità". Per la famiglia Claps "ci sono ancora tante ombre da scacciare".

Gildo ha sottolineato che "la famiglia si era fermamente opposta alla richiesta della diocesi perché riteniamo non tutta la chiesa ma sicuramente alcuni esponenti del clero potentino responsabili di condotta omissiva fino al ritrovamento del cadavere del 17 marzo 2010. Secondo noi – ha aggiunto – non sono esenti da responsabilità di vigilanza, che non c'è stata, il parroco dell'epoca, don Mimì Sabia e i due vescovi, mons. Ennio Appignanesi e mons. Agostino Superbo. Questo – ha concluso – è un risultato importante che dimostra come in questa storia ci siano stati inquinamenti e stratificazioni".