Caso Claps. Legale scrive al Papa: “La chiesa potentina inadempiente e omertosa”

Pubblicato il 20 maggio 2010 20:42 | Ultimo aggiornamento: 20 maggio 2010 21:03

Elisa Claps

Tre attacchi insieme, uno più pesante dell’altro, la Chiesa potentina “manchevole, inadempiente, omertosa”, l’arcivescovo con la sua versione dei fatti “non plausibile” e la difficoltà di credere che il parroco, ormai morto, non sapesse. Questo il contenuto di una lettera indirizzata al Papa e scritta da Giuliana Scarpetta, legale della famiglia di Elisa Claps, uccisa il 12 settembre 1993 a Potenza dove i resti del suo cadavere sono stati trovati nel sottotetto della Santissima Trinità.

La lettera, affidata all’Ansa, dividerà di nuovo il campo a Potenza, dove fin dal 17 marzo scorso, giorno del rinvenimento del cadavere di Elisa, l’opinione pubblica è stata costretta a riflettere proprio sul luogo del rinvenimento: il sottotetto della canonica di una chiesa conosciuta da tutti e frequentata da molti, in pieno centro storico.

Una chiesa, peraltro, chiusa subito dopo il ritrovamento, il 17 marzo, aperta poche ore la mattina seguente e poi di nuovo sbarrata, fino ad oggi, per decisione dell’autorità giudiziaria, che l’ha posta sotto sequestro. Pochi giorni dopo, quando si è saputo che nel gennaio precedente il viceparroco della chiesa aveva già scoperto il cadavere della ragazza e aveva tentato di avvisare il vescovo, senza riuscirci ma anche senza riprovarci perché gli era “passato dalla mente”, le critiche e le riserve verso la Chiesa potentina sono aumentate nettamente.

Al punto che, il 27 aprile, il consiglio presbiterale aveva definito “una esigenza prioritaria e fondamentale ricercare la verità” e aveva chiesto “con forza indagini accurate, severe, decise, che portino ad individuare i responsabili di questa tragedia”. Il documento approvato dal consiglio presbiterale, che ammetteva il “momento triste di sbandamento” che la vicenda ha provocato, fu letto nelle chiese diocesane la domenica successiva, alla fine di ogni Messa.

Pertanto l’avvocato Scarpetta ha scritto a Benedetto XVI parlando di una Chiesa potentina “manchevole, inadempiente, omertosa”. E ha accusato l’arcivescovo, monsignor Agostino Superbo, vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, di aver fornito una versione “non credibile” del primo ritrovamento del cadavere da parte del viceparroco. Una versione che, invece, monsignor Superbo non ha mai cambiato, al punto da scegliere, alcuni giorni dopo il 17 marzo, di non tornare più sulla vicenda del ritrovamento del cadavere della ragazza fino a quando le indagini non si concluderanno.

Ma l’aspetto più inquietante, in prospettiva, della lettera di Scarpetta al Papa è quello che riguarda don Mimì Sabia, per decenni parroco della Santissima Trinità, morto il 10 marzo 2008: “Mi risulta difficile credere – ha scritto l’avvocato – che il parroco non fosse a conoscenza di alcunché”. La legale ha fatto anche riferimento a chi frequentava la canonica della chiesa, in particolare gli iscritti al centro Newman: anche per loro è “difficile” credere che nessuno sapesse.

In serata, dopo la notizia che Danilo Restivo è stato formalmente imputato dalle autorità inglesi del delitto di Heather Barnett, l’avvocato Scarpetta si è detta convinta che “se gli indizi e le prove confermano effettivamente che è responsabile anche dell’omicidio Barnett, questo vuol dire Restivo è un serial killer. Gli inglesi lo processano per il caso Barnett e noi lo processeremo per il caso Claps. Andremo avanti, naturalmente, per fare giustizia a Elisa”.