Caso Claps, qualcuno ha rimosso le tegole sotto cui era sepolta

Pubblicato il 29 Marzo 2010 9:24 | Ultimo aggiornamento: 29 Marzo 2010 13:19

La polizia continua a svolgere accertamenti nella Chiesa della Santissima Trinità a Potenza, il luogo in cui è stato ritrovato  il corpo di Elisa Claps ufficialmente il 17 marzo. Gli inquirenti stanno infatti valutando se non ci sia stato già un precedente ritrovamento a gennaio non comunicato alle autorità.

Gli ulteriori accertamenti si concentrano ancora una volta sulla canonica ed in particolare nel sottotetto dove il cadavere, in avanzatissimo stato di decomposizione, è stato rinvenuto. Il corpo di Elisa riporterebbe “fratture alle costole”, segno che hanno subito il peso di qualcosa nel tempo: la presenza del materiale sul corpo della ragazza sarebbe confermato anche dalla testimonianza di un operaio di una ditta di impianti elettrici che, in un precedente sopralluogo, nel locale del sottotetto riferì di aver visto “un mucchio di roba ammassata” tra cui “tegole e calcinacci”.

Se le successive analisi degli inquirenti confermeranno che il corpo della sedicenne era “sepolto” sotto quel materiale, sarà necessario dimostrare chi e quando lo ha rimosso e soprattutto perché. Se il cadavere non è mai stato spostato dal sottotetto della chiesa poteva essere ritrovato, al più tardi, il 25 luglio 2001. Quel giorno, infatti, la polizia, dopo aver informato la Procura di Salerno, fece un’ispezione nella chiesa che non diede alcun esito.

Martedì 30 marzo la scientifica tornerà in chiesa per acquisire “ogni elemento utile all’indagine”.

La polizia sta ascoltando persone che abitualmente frequentano la parrocchia per conoscere chi aveva accesso a determinati ambienti. La chiesa si sviluppa su tre livelli e il sottotetto è di difficile accesso. Al terzo c’è il centro giovanile Newman: da qui, attraverso una porta chiusa, si accede tramite una scala al terrazzo della chiesa. Il terrazzo corre tutto intorno al sottotetto spiovente a cui si accede da un’altra porta.

Gli inquirenti vogliono capire chi era in possesso delle chiavi oltre al parroco ed al viceparroco.

Danilo Restivo, l’unico indagato per l’omicidio, vive da anni in Inghilterra e continua a dichiararsi, come spiega il suo avvocato «sereno e tranquillo dato che non ha bisogno di trovare alcun alibi». Rimangono però tante ombre su questo ragazzo giudicato violento e coinvolto in un’altra inchiesta per la morte di una donna, la sarta Heather Barnett sua vicina. Restivo inoltre ha sempre negato l’iscrizione del padre alla massoneria, altra “ombra” che aleggia in questa storia.