Caso Orlandi, il fratello: 'Non ci si fermi a tomba De Pedis'

Pubblicato il 13 Maggio 2012 19:30 | Ultimo aggiornamento: 13 Maggio 2012 19:37

ROMA, 13 MAG – ''Non credo e soprattutto non mi auguro che li' dentro ci sia Emanuela. Ma penso che questo sia un passo importante, a patto che non si voglia mettere la parola fine alla vicenda: insomma e' solo una pista, non ci si deve fermare alla questione della sepoltura''. E' quanto afferma il fratello di Emanuela Orlandi, Pietro, in vista dell'apertura, domattina, nella chiesa di S.Apollinare a Roma, della tomba del boss della banda della Magliana, Enrico De Pedis, il cui nome e' stato collegato con quello della ragazzina, figlia di un commesso pontificio, scomparsa il 22 giugno 1983 quando aveva 15 anni. ''La telefonata che scateno' tutto – sottolinea Orlandi ripercorrendo i fatti attraverso i quali si e' stabilito un nesso tra sua sorella e De Pedis – arrivo' alla trasmissione Chi l'ha visto e un uomo suggeri' di andare a vendere chi e' sepolto li' e che favore fece al cardinale Poletti'', il porporato, ormai scomparso che, come Vicario di Roma, diede il nulla osta alla sepoltura. ''Secondo me chi telefono' voleva solo indicare una pista investigativa'', dice Orlandi. Il fratello di Emanuela ha avuto in settimana un colloquio con il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, che recentemente ha preso il coordinamento dell'inchiesta. ''Sono stato io a telefonare per un appuntamento: non lo conoscevo e volevo conoscerlo. Il giorno dopo sono stato convocato. Rispetto all'apertura della tomba, mi ha tranquillizzato sull'iter e le modalita' e sulla collaborazione tra magistratura e Vaticano''.

Negli ultimi tempi non ci sono stati invece contatti Orlandi e Vaticano, che in ogni caso nelle scorse settimane, anche con una nota del portavoce padre Federico Lombardi, ha assicurato cooperazione. Ma Pietro e' certo che a smuovere le acque sia stata la mobilitazione dell'opinione pubblica da lui stesso calamitata con una petizione per Emanuela, che ha superato le 82mila adesioni. ''Solo cosi' – afferma Orlandi – sono stati fatti passi avanti e anche la Santa Sede ha preso una posizione ufficiale. Mi auguro che la collaborazione sia reale e continui. In molti si chiedono perche' mi sia mosso solo ora, a tanti anni di distanza. Ma le cose non stanno cosi'. Io e la mia famiglia non abbiamo mai smesso di fare appelli, ma non avevamo risposte e i momenti di silenzio totale sono stati i piu' duri. Le risposte sono arrivate solo ora attraverso un movimento mediatico. La prossima settimana – spiega Pietro – incontrero' il sindaco Alemanno per la manifestazione che organizzeremo il 27 maggio e giorni fa sono stato in Campidoglio: mi hanno confermato che esporranno la gigantografia di Emanuela. Il 27 alle 9.30 ci si ritrovera' in piazza Campidoglio e ci saranno anche il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, l'ex sindaco Walter Veltroni. Tra le 10 e le 10.30 ci metteremo in marcia verso S.Pietro per l'Angelus e spero che il Papa dica una preghiera e inviti chi sa a parlare. Adesioni alla marcia sono arrivate anche da tanti sindaci: da Crotone, da Raqusa, dal presidente della Provincia di Firenze. Qualcuno verra' a Roma, altri faranno iniziative nelle loro citta'''. Ma la verita' su questa storia e' davvero custodita in Vaticano? ''Io non dico e non ho ho mai detto questo. Dico che alcune persone in Vaticano e alcune dello Stato italiano sanno o hanno elementi utili alla verita'. Giorni fa ho avuto l'occasione di parlare con un pentito di mafia che fu uno dei primi collaboratori di Borsellino. E lui mi ha parlato di un sistema di gruppi di potere fatto di mafia, 'ndrangheta, pezzi deviati dello Stato, pezzi deviati del Vaticano e pezzi deviati della massoneria, che e' uno Stato nello Stato. Non vorrei che Emanuela non fosse finita in questo sistema come un tassello''. Quanto alla banda della Magliana, ''ho sempre pensato che siano i soldatini della mafia''.