Caso Sandri/ Vedova Raciti: “Non giustifico il gesto di Spaccarotella ma non lo condanno”. Il fratello di “Gabbo”: “Nessuna manifestazione”

Pubblicato il 22 Luglio 2009 18:47 | Ultimo aggiornamento: 22 Luglio 2009 18:47

«Non giustifico il gesto di Spaccarotella ma nemmeno lo condanno». Sul caso della morte di Gabriele Sandri è intervenuta anche Marisa Grasso, vedova di Filippo Raciti, l’ispettore di polizia ucciso il 2 febbraio 2007 a Catania, alla vigilia del derby tra la squadra etnea e il Palermo. La vedova Raciti ha inviato una lettera alla famiglia di “Gabbo”, indirizzandola in particolare «al padre del ragazzo».

All’indomani della sentenza, che aveva condannato l’agente Luigi Spaccarotella a 6 anni di carcere per omicidio colposo, Giorgio Sandri aveva proposto di indire una manifestazione per protestare contro la decisione della Procura di Arezzo. Marisa Grasso teme ora che quelle parole possano diventare «pretesto di ulteriore violenza». «Io e i miei figli – spiega – abbiamo conosciuto troppo presto il dolore. Conosciamo il razzismo e l’odio per la divisa. Conosciamo la violenza diretta e indiretta di alcuni soggetti che si chiamano ultrà».

La vedova Raciti si augura invece che da questo dolore possa nascere «l’amore per gli altri. Perché nessuno possa vivere le nostre stesse emozioni, la stessa violenza, gli stessi dolori». Marisa Grasso invita inoltre la famiglia Sandri a «considerare anche il ruolo del collega» di suo marito, «nel rispetto della vita, nel diritto di un lavoro, nel diritto di vivere in una società civile».

Nel frattempo Cristiano Sandri, il fratello di Gabriele, assicura che non si farà alcuna manifestazione. «Papà – spiega – ha detto quelle cose in un momento particolare». La famiglia della vittima esprime la propria indignazione, un sentimento che non deve però «in alcun modo sfociare in qualcosa di brutto o addirittura violento».