Caso Scajola, pm: due poliziotti di palazzo e di camorra spiavano per i Casalesi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Maggio 2014 14:38 | Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2014 15:28
Caso Scajola, i due poliziotti di palazzo e di camorra spiavano per i Casalesi

Caso Scajola, i due poliziotti di palazzo e di camorra spiavano per i Casalesi (Repubblica Tv)

ROMA – Grattando sotto il caso Scajola si scopre il ruolo di due poliziotti che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato “di palazzo e di camorra”, di spie infiltrate nel cuore dello Stato per conto dei clan di Casal di Principe. Si tratta di Cosimo Campagna, 57 anni, originario di San Pancrazio Salentino, in provincia di Brindisi e di Franco Caputo, napoletano di 56 anni. In servizio, rispettivamente, alla Camera dei Deputati (Ispettorato Generale di Pubblica Sicurezza) e alla presidenza del Consiglio dei ministri (Ufficio tecnico logistico gestionale). Avrebbero avuto rapporti con l’ex ministro Claudio Scajola e approfittato delle informazioni di cui venivano a conoscenza per fare da “talpe” per il clan dei Casalesi.

I due poliziotti sono agli arresti domiciliari per ordine del gip (Giudice indagini preliminari) di Napoli su richiesta della Dda (Direzione distrettuale antimafia). A Campagna viene contestato l’utilizzo indebito a favore dei Casalesi della banca dati della Camera, a Caputo di aver riferito ai Casalesi notizie riservate acquisite a Palazzo Chigi, in particolare sulle intercettazioni telefoniche e ambientali disposte nei confronti di camorristi affiliati ai clan Schiavone e Russo.

Secondo la Dia di Napoli, Campagna, il poliziotto in servizio a Montecitorio, ha interrogato il Ced (il servizio informatico) per verificare i precedenti penali di una persona e per acquisire informazioni su eventuali procedimenti e indagini. Campagna è accusato dalla Dda di essere “in stretto contatto con affiliati di spicco del clan dei Casalesi operanti nel Casertano e in Toscana”, trasmettendo loro informazioni  riservate coperte da segreto istruttorio ricevute per ragioni di servizio, relative a intercettazioni telefoniche ed ambientali. Così come risulta dalle indagini, assicura la Dda di Napoli, “che il funzionario di polizia si è reso protagonista di altre rivelazioni di notizie destinate a rimanere segrete, in una girandola di rapporti quasi tutti finalizzati a rendere servigi a politici, imprenditori o alte cariche di apparati pubblici, violando i doveri di servizio”. Per quanto riguarda Caputo, in alcune intercettazioni farebbe riferimento anche al Vaticano.

Ancora più “interessante” per gli investigatori la posizione di Caputo, il poliziotto “talpa” a Palazzo Chigi, in servizio presso l’ufficio tecnico logistico gestionale, terzo settore sanitario della Presidenza del Consiglio dei ministri. Per i pm sarebbe in contatto con pezzi grossi del clan dei Casalesi, ai quali dava regolarmente informazioni riservate e coperte da segreto istruttorio, in particolare sulle intercettazioni telefoniche e ambientali in corso sui camorristi.

Nel corso della perquisizione nella sua abitazione, sono anche stati trovati numerosi tesserini con il logo della Federazione Italiana Gioco Calcio. A lui, secondo gli investigatori, avrebbe fatto riferimento anche un funzionario della Lega Nazionale Dilettanti della Figc Calcio per chiedere informazioni su un calciatore extracomunitario. Caputo, sempre secondo gli investigatori, avrebbe anche fornito informazioni riservate riguardo il giro di false fideiussioni da 230 milioni di euro su cui ha indagato la Procura di Pescara. Altre notizie coperte da segreto, il poliziotto le avrebbe fornite a Francesco D’Andrea, fratello di un affiliato alla ‘ndrangheta già condannato per associazione mafiosa e traffico di cocaina. Durante le perquisizioni a casa di Caputo, gli agenti hanno trovato 60 mila euro in contanti. Sequestrati anche documenti e computer.

Le indagini potrebbero incrociarsi con la vicenda degli appalti dell’Expo che vede coinvolto l’ex ministro Scajola. Anche in quel caso, infatti, è emersa l’ipotesi dell’esistenza di una talpa che avrebbe fornito informazioni riservate all’ex ministro. Al momento si tratta di un’ipotesi tutta da verificare ma sulla quale è concentrata l’attenzione degli investigatori.

Scrive il Sole 24 ore:

L’attività di indagine – ed è forse questa la chiave di lettura che può aprire nuovi scenari che potrebbero incrociarsi con altre indagini in corso – ha inoltre consentito di accertare come il funzionario di polizia, in una girandola di rapporti finalizzati a rendere servizi a politici, imprenditori o alte cariche dello Stato, si sia reso protagonista di altre rivelazioni che avrebbero dovuto rimanere segrete.

I due agenti “talpa” sono stati arrestati nell’ambito di un’operazione anticamorra nella quale sono stati incarcerati in tredici e finiti ai domiciliari in cinque: l’accusa è di affiliazione camorristica ai clan Russo e Schiavone.

Gli inquirenti sarebbero intenzionati ad approfondire le indagini riguardanti la rivelazione di informazioni ricoperte da segreto istruttorio – come quelle emerse nell’ambito dell’affare Matacena, che ha coinvolto l’ex ministro Scajola – che i due agenti di polizia arrestati avrebbero rivelato a terzi dopo averli acquisiti illecitamente attraverso indebiti accessi alle banche dati.

La volontà dei pm di Napoli di approfondire questo aspetto, nell’ipotesi che vi possa essere un vero e proprio apparato deviato dello Stato “specializzato” nel fornire notizie coperte da segreto, è legata ad alcune circostanze emerse nelle indagini sul clan dei Casalesi e che riguardano Ciro Manna, un carrozziere del Casertano arrestato oggi e ritenuto in contatto con i capizona della cosca. Manna è colui che poi, materialmente, avrebbe bonificato nella sua officina le auto di presunti affiliati al clan dalle spie installate dalla forze dell’ordine, dopo avere avuto la “soffiata” da Caputo. Il carrozziere, secondo quanto si apprende da fonti investigative, nel dicembre del 2012 avrebbe chiesto a Caputo di metterlo in contatto con personalità politico istituzionali per risolvere dei problemi personali (pendenze con il fisco), sollecitando il poliziotto a metterlo in contatto con un deputato del Pdl. Eventualità che Caputo gli aveva detto essere possibile.