Cronaca Italia

Casoria: triangolo “per contratto” fra lui, lei e l’altro. Ma finisce a botte e denunce

Casoria: triangolo "per contratto" fra lui, lei e l'altro. Ma finisce a botte e denunce

Casoria: triangolo “per contratto” fra lui, lei e l’altro. Ma finisce a botte e denunce

ROMA – Il triangolo no, non l’avevo considerato, soprattutto con un contratto: è successo a Casoria, sobborgo di 80 mila abitanti a nord di Napoli, dove Lina, 38 anni, ha fatto firmare una scrittura privata al marito e all’amante, in cui entrambi accettavano di spartirsi la donna “in comproprietà” in attesa che lei si chiarisse le idee. Riferisce il Messaggero:

Innamorata a tal punto da non riuscire a decidere. E così l’idea: un patto tra tutti e tre. Lo scopo? Mettere in chiaro, a tutti e due, che lei avrebbe vissuto la relazione con entrambi, «in attesa di fare chiarezza con me stessa». Un patto, scritto, accettato e firmato: da tutti.

Ma l’idea ha funzionato solo per qualche giorno. Perché poi il marito si è ingelosito, ha picchiato sua moglie e minacciato di morte il rivale:

Nella scrittura privata, Lina, 38 anni, il 18 dicembre, ha spiegato bene come stavano le cose: «Nelle mie piene facoltà di intendere e di volere dichiaro di voler bene appassionatamente sia al mio marito legittimo…sia…, pertanto decido di avere una relazione con entrambi». Il marito ha firmato: «accetto questa situazione». E anche l’amante ha firmato: «accetto anche io questa situazione». Ma no, non vissero però tutti felici e contenti, perché la gelosia è venuta fuori. Se, infatti, durante i primi giorni al marito è andato bene anche che la moglie smettesse di chiamare “Annamaria” il suo amante e facesse liberamente smancerie al telefono, il giorno di Natale le smancerie sono durate troppo e, così, è scattata la lite.

Prima l’uomo ha offeso la donna, poi ha iniziato a picchiarla. L’ha inseguita in tutte le stanze del loro appartamento, dicendole che se ne doveva andare. Una lite durante la quale a prendere le difese della donna ci ha pensato perfino il primo dei loro quattro figli, 14 anni, anche lui al corrente del “patto”. Un accordo che secondo il ragazzino il papà doveva rispettare visto che l’aveva firmato. E così, mamma e figlio sono stati inseguiti dai calci e pugni del “capo famiglia”, perfino in strada. E non è finita qui.

La sera di Natale, poco dopo le 23, il picco della lite. La donna ha deciso di incontrare l’amante, dieci anni più giovane, in un comune vicino, ad Afragola. Ma mentre lei stava raccontando delle botte ricevute e del patto saltato, è arrivato il marito che al suo rivale ha assicurato “morte e persecuzione”. Gli ha detto che non li avrebbe fatti stare tranquilli, che gli avrebbe mandato degli uomini che lo avrebbero «sciolto». E giù calci e pugni all’automobile e alla donna. Una storia, quella tra i tre, iniziata nero su bianco e finita pure nero su bianco. Questa volta, però, non in un patto d’amore ma in una denuncia che Lina ha presentato ai carabinieri. No, questa volta non ha scritto di voler bene «appassionatamente» al marito. Lo ha piuttosto accusato: di maltrattamenti e di perseguitarla. E ha suggellato ben altro rispetto ad un “happy end”.

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