Cassazione cambia linea: “Il clandestino va espulso, anche se ha un figlio a scuola”

Pubblicato il 11 Marzo 2010 15:17 | Ultimo aggiornamento: 11 Marzo 2010 18:52

Se clandestini non si può restare in Italia “coperti” dal fatto di avere un figlio a scuola. L’iscrizione del minore in una scuola italiana non esenta i genitori dall’espulsione. Garantire la tutela alla legalità delle frontiere è più importante della tutela del diritto allo studio dei minori.  La Cassazione torna su suoi passi con una sentenza che non consente agli immigrati irregolari con figli minori che studiano in Italia di chiedere di restare nel nostro Paese sostenendo che la loro espulsione provocherebbe un trauma “sentimentale” e un calo nel rendimento scolastico dei figli.

Solo lo scorso gennaio la Suprema corte aveva emesso la sentenza che vietava l’espulsione di clandestini che intendono svezzare, crescere, educare i propri bambini. I supremi giudici avevano infatti raccolto le ragioni di un padre e bocciato il giudizio dei magistrati della corte d’Appello di Milano, revocando il decreto che autorizzava un soggiorno in Italia per due anni finalizzato all’assistenza dei figli minori. Il diritto di un bimbo a “vedere” il padre aveva infatti spinto la Corte a sdoganare il permesso “a tempo”.

Oggi, invece, con la sentenza numero 5856, la Cassazione ha respinto il ricorso di un immigrato clandestino albanese, con moglie in attesa della cittadinanza italiana e due figli minori residente a Busto Arsizio (VA), per ottenere l’autorizzazione a restare in Italia in nome del diritto del “sano sviluppo psicofisico” dei suoi bambini che sarebbe stato alterato dall’allontanamento del loro papà.

I supremi giudici gli hanno risposto che è consentito ai clandestini la permanenza in Italia per un periodo di tempo determinato solo in nome di “gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore se determinati da una situazione d’emergenza”.

Queste situazioni d’emergenza, però, non sono quelle che hanno una “tendenziale stabilità ” come la frequenza della scuola da parte dei minori e il normale processo educativo formativo che sono situazioni di “essenziale normalità “.

Se così non fosse, dice la Cassazione, le norme che consentano la permanenza per motivi d’emergenza anche a chi è clandestino, finirebbero con il “legittimare l’inserimento di famiglie di stranieri strumentalizzando l’infanzia”.

Le motivazioni addotte alla sentenza dalla Suprema corte soddisfano la Caritas. Il responsabile immigrazione della Caritas, Oliviero Forti, sottolinea che la Cassazione prendendo in esame  “caso per caso” abbia nella sentenza di oggi verificato “che non veniva pregiudicato lo sviluppo psicofisico del minore”. “Ci opporremmo ovviamente – aggiunge Forti – laddove invece venisse leso il diritto del minore. Per ora, riteniamo che non ci sia questo pericolo e da quanto ne sappiamo la Cassazione ha operato correttamente”.