Cassazione: dipendenti pubblici rischiano l’arresto se violenti durante i cortei

Pubblicato il 3 Novembre 2010 19:16 | Ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2010 19:20

Rischiano l’arresto in flagranza i dipendenti del pubblico impiego che, in occasione di una manifestazione nazionale, commettono atti di oltraggio e violenza perchè proprio la loro qualifica, di lavoratori stabili e della pubblica amministrazione, rende ”ancora più ingiustificato il loro contegno”.

Lo sottolinea la Cassazione – in una sentenza depositata mercoledì 3 novembre della Sesta sezione penale – accogliendo il ricorso della Procura di Roma contro la mancata conferma dell’arresto di due impiegati del Comune di Napoli.

Vincenzo B. e Gennaro S. avevano insultato e tirato uno schiaffo a un controllore della metropolitana capitolina che aveva chiesto loro di mostrare il biglietto. Per questo erano stati fermati dai carabinieri il 10 maggio del 2009, mentre al termine della manifestazione della Cisl – sull’immigrazione e contro le ronde – tornavano ai pullman che li avevano condotti nella capitale.

L’arresto di Vincenzo e Gennaro non veniva convalidato dal Tribunale che riteneva ”non grave” il loro comportamento trattandosi di ”manifestanti al rientro da un corteo svoltosi pacificamente e non pericolosi in quanto impiegati comunali entrambi con lavoro stabile e residenti nel territorio dello Stato”.

La Cassazione ha però ritenuto ”erronea” questa motivazione e ha giudicato ”grave” la ”deliberata condotta aggressiva e lesiva dei due imputati”. Inoltre, per i supremi giudici, è ”ancor più fragile ed evanescente l’argomento con cui è ritenuta inesistente la pericolosità degli imputati”.

”L’essere entrambi impiegati comunali stabili – conclude la Suprema Corte – vale semmai a rendere ancora più ingiustificato il loro contegno”. I due sono finiti sotto processo ma l’arresto non è stato ripristinato essendo trascorsi i termini di fase. La Cassazione ha ritenuto però opportuno mettere al bando una così ”lacunosa” mancata convalida d’arresto.