Cronaca Italia

Cassazione: ergastolo commutato in 30 anni a mafiosi e killer. Avv. Afeltra: “Vittoria”

Cassazione: ergastolo commutato in 30 anni a mafiosi e killer. Avv. Afeltra: "Vittoria"

Cassazione: ergastolo commutato in 30 anni a mafiosi e killer. Avv. Afeltra: “Vittoria”

ROMA – Non più “fine pena mai”, ma “fine pena presto”: chi ha l’ergastolo e ha chiesto il rito abbreviato nel 2000 può vederselo commutato in una pena di 30 anni di carcere, secondo una sentenza della Cassazione.

La Cassazione, accogliendo il ricorso di Emanuele Zuppardo, un mafioso condannato all’ergastolo, ha dato il via libera alla commutazione del carcere a vita in 30 anni di reclusione per chi, dal 26 gennaio al 24 novembre 2000, aveva chiesto il rito abbreviato introdotto dalla legge Carotti.

Così come Zuppardo, potranno vedersi commutato l’ergastolo anche i fratelli Savi e Marino Occhipinti della banda della Uno Bianca, oltre a killer, terroristi e mafiosi.

“Questa è una grande battaglia di civiltà giuridica che infrange il totem della intangibilità del giudicato”, commenta l’avvocato Roberto Afeltra, che per primo ha ottenuto questa vittoria in Cassazione dopo un lungo iter giudiziario, anche europeo.

Afeltra chiederà l’applicazione di questo orientamento assunto dalla I Sezione penale della Cassazione – in seguito alla sentenza numero 210 emessa dalla Consulta lo scorso 18 luglio – anche per altri 17 condannati per mafia da lui difesi.

La possibilità di ottenere la pena temporanea anziché il carcere a vita, fu poi bloccata, il 24 novembre del 2000, dall’entrata in vigore del d-l. 341/2000 che, in sostanza, aveva reintrodotto l’ergastolo con effetto retroattivo per la platea di imputati che, con l’entrata in vigore della legge Carotti, avevano chiesto l’abbreviato.

“La Corte di Strasburgo – spiega Afeltra – ha stabilito che è una violazione dei diritti umani punire un imputato con una pena superiore rispetto a quella prevista da una legge anche se poi modificata”. La questione dell’ergastolo retroattivo era stata affrontata due volte dalle Sezioni unite della Cassazione e alla fine è stata risolta dalla Consulta. “Questo verdetto – sottolinea Afeltra – aprirà le porte del carcere a molti condannati e sono molti i ricorsi pendenti su questa questione”.

Il primo a beneficiarne sarà Emanuele Zuppardo, siciliano di Gela trapiantato a Milano e qui condannato al carcere a vita nei processi “Autoparco” e “Count Down”. È ora detenuto ad Opera ed è in carcere dal 1991. Lavora e non ha altri carichi pendenti. “Tuttavia per vederlo uscire – conclude l’avvocato Afeltra – dovrò presentare un’ulteriore istanza per via di un vecchio cumulo di pena”.

 

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