Cassazione scarcera afghano per foto di bimbi ritratti di spalle: “Non è pedopornografia”

Pubblicato il 22 Marzo 2010 15:15 | Ultimo aggiornamento: 22 Marzo 2010 16:16

Scarcerato, dalla Cassazione, un afghano di 42 anni accusato di pedopornografia dopo essere stato sorpreso, sul litorale romano di Ostia, a scattare foto a diversi bambini ritratti di spalle con inquadrature “mirate” sui loro sederini.

Ad avviso della Suprema Corte le norme europee – in particolare la decisione quadro 68 del 2004 che definisce la nozione di pedopornografia – non consentono l’incriminazione, e men che mai l’arresto, di chi si limita a ritrarre dei minori, anche se solo “posteriormente”, senza che i piccoli siano «coinvolti in una condotta sessualmente esplicita».

Nella sentenza di scarcerazione depositata la Cassazione scrive: «Si può anche comprendere come il comportamento di uno sconosciuto che fotografa insistentemente bambini sulla spiaggia possa destare preoccupazione o allarme nei genitori, indotti a sospettare in un simile fotografo intenti più o meno malsani».

«Ma sino a che questi ipotetici intenti restano tali – spiegano i supremi giudici – non si può incriminare il fotografo per produzione di materiale pedopornografico, con l’aggiunta della carcerazione preventiva». Al massimo questo tipo di comportamento – aggiunge l’alta Corte – può essere multato per molestie, ma non configura certo «il gravissimo delitto di pedopornografia che richiede essenzialmente esibizioni o materiali rappresentativi connotati da una allusione o un richiamo di tipo sessuale».

La stessa Cassazione – con l’accesso più ampio al fascicolo giudiziario consentitogli dalla legge “Pecorella” – ha esaminato le foto che tanto allarme avevano destato nei genitori dei bambini e in proposito ha sottolineato che «i minori sono in posizione assolutamente innocente perché stanno camminando, o sono in piedi su una roccia, o sono chinati per salire su una roccia con l’aiuto delle mani: nessuna esibizione lasciva, quindi, e nessun atteggiamento sessualmente allusivo».

Ha sbagliato, dunque, il gip di Roma che il 29 luglio 2009 aveva messo in prigione Khan Ghazni G. ritenendolo gravemente indiziato di pedopornografia «solo perché – rileva la Cassazione – alcune foto ritraevano i minori “sul culetto” e il fotografo aveva espressamente richiesto quella posa». Oltre all’ordinanza del gip, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio anche la convalida dell’arresto emessa dal Tribunale del riesame di Roma lo scorso 16 settembre.