Cassazione: la storia è finita da 3 anni, lei non si arrende. E' stalking

Pubblicato il 21 Novembre 2011 18:08 | Ultimo aggiornamento: 21 Novembre 2011 18:09

ROMA, 21 NOV – Scattano le misure cautelari previste per la tutela dallo stalking a carico di chi, nonostante siano passati anni dalla fine di un rapporto, non si rassegna alla rottura e molesta l'ex con improvvisate nella sua abitazione, telefonate e messaggi offensivi, nonche' 'visitine' anche sul posto di lavoro della nuova fiamma. La Cassazione, infatti, ha confermato l'ordine di non avvicinarsi all'agriturismo dell'ex fidanzato nei confronti di una donna di Perugia, Vania S., che – nonostante il legame fosse concluso da tre anni – ancora non si era tolta dalla testa Eugenio P. e gli piombava in azienda all'improvviso. Inoltre lo seccava con telefonate sgradevoli e faceva "visite" anche nel negozio della attuale compagna.

Senza successo, Vania ha contestato il "divieto di avvicinamento" applicatole dal gip di Perugia attivato dalla querela sporta da Eugenio l'8 novembre 2010 e dalle forze dell'ordine intervenute, il 13 dicembre 2010, in occasione dell'ultimo blitz della ex. La donna ha sostenuto di non aver tenuto alcun comportamento criminale e che, inoltre, non c'era nessuna certificazione medica che testimoniasse lo stato di stress di Eugenio. La Suprema Corte – sentenza 42953 – non le ha dato retta e ha ritenuto che la situazione di pericolo sia dimostrata dalla "pervicacia" di Vania manifestata "ancora a tre anni di distanza dalla conclusione della relazione affettiva". Inoltre l'elemento del "timore" richiesto dalla normativa antistalking (art. 612 bis cp) per l'emanazione di provvedimenti di tutela, ricorre, in questo caso, in cui la vittima teme che "la donna possa detenere arma da fuoco" e già questa preoccupazione è un "riscontro" allo "stato di paura che trasmoda seriamente l'effimera e passeggere condizione di ansia".