Cassazione/ Mobbing: impiegata stressata, condannato dirigente aggressivo a Imperia

Pubblicato il 10 giugno 2009 15:57 | Ultimo aggiornamento: 10 giugno 2009 15:58

Provocare ansia e stress nei dipendenti è una forma di mobbing. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che ha condannato il dirigente di un ufficio giudiziario della Liguria a risarcire una cancelliera che lavorava con lui presso la ex Pretura di Imperia. L’atteggiamento aggressivo del capo aveva provocato stati di ansia e depressione nella sottoposta, tanto che i medici le avevano diagnosticato uno «stato ansioso e depressivo, con tachicardia in stress emotivo». Nel marzo del ’99 alla donna vengono prescritti sette giorni di riposo, seguiti da altri quindici nell’aprile dell0 stesso anno.

Con questa sentenza, la Corte di Cassazione ha dunque respinto il ricorso dell’uomo contro la condanna emessa, nel novembre 2005, dalla Corte di appello di Genova. Rispetto ad allora, però, è stata cancellata la condanna a 20 giorni di reclusioni per lesioni colpose. Secondo i giudici, il dirigente avrebbe offeso l’onore e il decoro dell’impiegata, come confermerebbe la testimonianza dei colleghi della donna, secondo i quali «il superiore avrebbe manifestato un atteggiamento quotidiano violento, aggressivo, alimentato da intemperanze, gesti di violenza e prevaricazione».

Le motivazioni non hanno lasciato adito a dubbi per i giudici della Corte Suprema: il dirigente è colpevole di «non aver azionato i conseguenti poteri inibitori» in modo da limitare i propri eccessi, come «ogni uomo medio, dotato di comuni poteri percettivi e valutativi avrebbe dovuto fare». L’uomo, insomma, avrebbe dovuto prevedere i rischi in cui sarebbe incorsa la cancelliera. Invece i suoi modi prepotenti, perpetuati nel tempo, lo hanno portato fino alla condanna.