Cassazione: pena ridotta per islamico ‘disonorato’ da figlia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Dicembre 2013 13:03 | Ultimo aggiornamento: 19 Dicembre 2013 13:04

Islamico tentò di uccidere figlia che faceva sesso col ragazzo: pena ridottaMILANO – No all’aggravante dei futili motivi per il padre islamico che tenta di uccidere la figlia dopo aver scoperto che, ancora minorenne e non sposata, ha avuto rapporti sessuali con un ragazzo italiano.

Lo si evince da una sentenza con cui la prima sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio la condanna a 7 anni di reclusione, inflitta a un uomo, di origine egiziana, dalla Corte d’appello di Milano, accusato di tentato omicidio ai danni della figlia, all’epoca dei fatti – settembre 2011 – ancora minorenne. A scatenare la furia dell’uomo era stata inizialmente una fotografia che ritraeva la figlia, allora 17enne, in atteggiamenti intimi con il fidanzato, un ragazzo italiano.

Il giorno prima dell’episodio oggetto del processo, il padre, rientrato a casa, aveva sorpreso la ragazza, con indosso solo un asciugamano, e il fidanzato nascosto sul balcone, il quale, quindi era stato messo alla porta. Quella stessa sera la figlia aveva ammesso, durante una discussione con il padre, di non essere piu’ vergine.

La mattina dopo, secondo l’accusa, l’uomo aveva cercato di soffocare la figlia con un sacchetto di plastica, ma la ragazza era riuscita a scappare. “Nel caso in esame – si legge nella sentenza depositata oggi – l’imputato ha agito perché si è sentito disonorato dalla figlia, la quale non solo aveva avuto rapporti sessuali senza essere sposata e da minore, ma aveva avuto tali rapporti con un giovane di fede religiosa diversa, violando quindi anche i precetti dell’Islam”.

Dunque, “per quanto i motivi che hanno mosso l’imputato non siano assolutamente condivisibili nella moderna società occidentale – scrivono i giudici della Suprema Corte – gli stessi non possono essere definiti futili, non potendosi definire né lieve né banale la spinta che ha mosso l’imputato ad agire”.

La Corte d’appello di Milano, dunque, dovrà riesaminare il caso limitatamente alle contestate aggravanti dei futili motivi e della premeditazione.