Cassazione: "Terrone" è un'ingiuria anche per chi è del Nord

Pubblicato il 21 Novembre 2011 17:47 | Ultimo aggiornamento: 21 Novembre 2011 17:56

ROMA, 21 NOV – Dare del 'terrone' a chi non ha origini meridionali e' comunque offensivo perche' "odiosamente razzista". Lo sottolinea la Cassazione che ha confermato la condanna – la cui entità non è precisata ma che comprende anche un risarcimento danni morali – nei confronti di Vittorio G., un piemontese che durante una lite con il vicino di casa, a Novara, pur sapendo che Andrea C., non era meridionale, gli aveva detto "lei per me puo' andare solo a fa' nculo, terrone di merda".

"Con la medesima tecnica dell'assimilazione denigratoria – spiega la Suprema Corte – il vicino è stato paragonato, non solo a un rifiuto organico, ma anche a un individuo che, per la sua origine, è evidentemente ritenuto obiettivamente inferiore (si intende: da Vittorio G., che, in un sol colpo, ha offeso Andrea C. e gli italiani del Sud)". Cosi' i supremi giudici hanno replicato al ricorso con il quale l'imputato, dotato anche di laurea, pretendeva l'assoluzione dicendo che ormai la società è abituata alle "espressioni poco corrette". E poi, insomma, il vicino – ha insistito Vittorio G. – non aveva nemmeno motivo di offendersi non essendo meridionale.

"E' pur vero che la recente giurisprudenza – ha proseguito la Cassazione, sentenza 42933 – ha mostrato alcune aperture verso un linguaggio piu' diretto e disinvolto, ma è altrettanto vero che talune espressioni hanno un carattere obiettivamente insultante". "Certamente – dice la Suprema Corte – sono obiettivamente ingiuriose quelle espressioni con le quali si 'disumanizza' la vittima, assimilandola a cose, animali o concetti comunemente ritenuti ripugnanti, osceni, disgustosi". Pertanto, "paragonare un uomo a un escremento ('terrone di merda') è certamente locuzione che, per quanto possa essersi degradato il codice comunicativo, conserva intatta la sua valenza ingiuriosa". Ne' la circostanza che l'imputato abbia un "livello culturale superiore" può essere "invocata per attenuare la valenza negativa della sua condotta". Infatti proprio il suo background – conclude la Cassazione lo rende "pienamente consapevole della valenza fortemente negativa delle espressioni adoperate". Vittorio G. (classe 1958) era stato condannato in appello dal Tribunale di Novara il 7 giugno 2010.