Centro Enea della Trisaia (Matera): Pm archivia inchiesta durata 10 anni su rifiuti radioattivi

Pubblicato il 18 Ottobre 2009 17:51 | Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre 2009 17:59

Due presunti traffici illeciti: uno, dall’Italia verso Paesi del Medio Oriente di armi e materiali strategici; l’altro, dall’Italia verso la Somalia di rifiuti radioattivi, con protagonisti agenti segreti di mezzo mondo e esponenti della criminalità organizzata. Lungo questo duplice binario si è sviluppata l’inchiesta del pm della Direzione distrettuale antimafia di Potenza Francesco Basentini, legata alle attività nucleari svolte in passato nel Centro Enea della Trisaia di Rotondella (Matera).

L’attività investigativa non ha del tutto cancellato i sospetti di presunti illeciti, ma neppure ha permesso di raccogliere prove significative, per cui il pm ha firmato alcune settimane fa una richiesta di archiviazione – le cui motivazioni si sono apprese ora – per otto ex dirigenti del Centro Enea della Trisaia e tre esponenti del clan Musitano della ‘ndrangheta.

Nel corso delle indagini, cominciate dieci anni fa – come emerge dalle motivazioni della richiesta di archiviazione – il pm Basentini ha avuto contezza (soprattutto da Guido Garelli, uno 007 che lavorava per un’intelligence straniera) della presenza, negli anni ottanta, in Basilicata di agenti segreti del Regno Unito, della Cia, del Mossad israeliano e del Sismi, i quali spiavano le attività nucleari che avvenivano nel Centro, ipotizzando un’esportazione di armi, tecnologie e materiali strategici in particolare verso Iraq e Pakistan.

Il pm ha, inoltre, raccolto testimonianze su un presunto traffico di rifiuti radioattivi, che – con l’intervento della ‘ndrangheta – sarebbero stati, in parte, trasportati, a bordo di navi, in Somalia e, in parte, inabissati in mare a bordo di imbarcazioni fatte affondare. Gli approfondimenti investigativi svolti dai Carabinieri per la tutela dell’ambiente e dal Corpo Forestale dello Stato e le consulenze tecniche sulle attività del Centro Trisaia, tuttavia, non hanno consentito di andare al di là dei sospetti.

Anche le dichiarazioni del pentito della ‘ndrangheta Francesco Fonti – lo stesso che di recente ha consentito di localizzare nel mar Tirreno una sospetta ”nave dei veleni” – sono risultate prive di riscontri, non essendo stati ritrovati fusti interrati nei siti da lui indicati. Nel chiedere l’archiviazione delle indagini, il pm Basentini ha osservato che a quasi 30 anni di distanza,«è oggettivamente quasi impossibile ricostruire fedelmente cosa i vari organi, i tecnici e i soggetti titolari della politica nucleare abbiano fatto all’interno del Centro Trisaia nel corso degli anni».