Centocelle, Roma. Incendio Baraka Bistrot: si cerca un tunisino. Gesto di un folle o criminalità organizzata?

di redazione Blitz
Pubblicato il 12 Novembre 2019 11:50 | Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2019 11:54
baraka bistrot foto ansa

L’entrata del Baraka Bistrot dopo il rogo (Ansa)

ROMA – Per sapere chi c’è dietro gli attentati incendiari che hanno colpito diverse imprese commerciali nel quartiere romano di Centocelle, gli inquirenti non escludono nessuna pista. Al momento però, i Carabinieri del Casilino stanno cercando un tunisino di 45 anni senza fissa dimora che vive in zona e che la polizia fermò dopo il rogo del 9 ottobre che distrusse gazebo e tavoli della pinseria Cento55 di via delle Palme, di fronte alla Pecora elettrica bruciata nella notte tra martedì e mercoledì della settimana scorsa.

L’uomo è al momento irreperibile. Dopo il rogo della pinseria, non vennero ritenute sufficienti gli elementi per condurlo in carcere e l’uomo venne denunciato a piede libero. Un residente lo vide lavarsi le mani e con le sopracciglia bruciacchiate. Pare inoltre che in tasca avesse una boccetta di alcool, racconta oggi Il Messaggero. L’uomo negò però coinvolgimenti. Dopo quell’incendio, gli inquirenti hanno cominciato a credere quindi che potesse esserci il gesto di un folle. Ora la situazione si complica dato che in tutto sono quattro gli esercizi commerciali andati in fiamme. 

Gli investigatori stanno visionando le registrazioni di telecamere della zona e ascoltando alcuni testimoni. Da stabilire anche se dietro i due roghi ci sia la stessa mano. La libreria antifascista Pecora elettrica si trova in una parte più isolata del quartiere. Il Baraka Bistrot nella zona della movida. I titolari lo avevano preso in gestione a settembre.

Dopo quest’utlimo rogo si segue però anche un’altra pista, quella della malavita organizzata che vorrebbe il controllo del territorio per gestire lo spaccio e non solo. al di là dell’esecutore, potrebbero esserci loro come mandanti. Un incendio del genere sarebbe infatti tipico del racket, scrive ancora Il Messaggero.

Ancora Il Messaggero: “C’è una matrice straniera dietro gli attentati? Un’ipotesi punta alle bande di nordafricani che vorrebbero il monopolio dello spaccio nella zona attorno al parco del Forte Prenestino. Ma gli investigatori non escludono, invece, che possano esserci nuovi interessi pronti a sbarcare nell’ex quartiere popolare ora in forte espansione economica con l’apertura di diverse attività, specialmente pub e localini di street-food. Insomma una sorta di importazione del modello Pigneto-San Lorenzo con le piazze dello spaccio aperte e la diffusione massiccia di crack ed eroina affidata agli stranieri, ma gestita dagli italiani”.

Oltre allo spaccio, questi interessi vorrebbero dunque mettere le mani sull’economia del quartiere. 

Marco Nacchia è il gestore del Baraka. Aveva aperto lo scorso 18 settembre. Nel pomeriggio di lunedì 11 novembre è tornato nel locale. Sotto choc per quanto accaduto, Nacchia ha raccontato che dalle fiamme si è salvato solo il bagno. Come il gestore della Pecora Elettrica ha deciso di non riaprire: “So che chi ha colpito, ha aspettato che alle 4 andassero via le volanti che pattugliavano massicciamente la zona, è stato un atto sfrontato, quasi uno sfregio allo Stato, una cosa più grande di me, che mi sconvolge. Anche se mi sento incompiuto, un sogno spezzato”.

Gli studenti del V Municipio hanno intanto appeso sulla saracinesca uno striscione di solidarietà. In molti hanno invece lasciato biglietti e messaggi vicino l’entrata, messaggi di cui Nacchia si dice onorato.

Intanto un suo amico ha aperto una raccolta Facebook che in poche ore ha raggiunto quota 1700 euro. Al raggiungimento di 40mila euro, la somma verrà versata su un conto corrente e a quel punto, Marco Nacchia potrà decidere con più lucidità se riprendere o meno la sua attività. 

La sera di Domenica infine, nel quartiere si è fatta vedere anche la sindaca Virginia Raggi che ha portato la sua solidarietà. 

Fonte: Il Messaggero, Ansa