Cesare Battisti nel carcere con terroristi islamici pericolosi?

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 12 Settembre 2020 11:40 | Ultimo aggiornamento: 13 Settembre 2020 10:48
Cesare Battisti nel carcere di Rossano con terroristi islamici pericolosi?

Cesare Battisti nel carcere con terroristi islamici pericolosi? (Foto d’archivio Ansa)

Cesare Battisti potrebbe finire in un carcere dove ci sono terroristi islamici. Considerati detenuti pericolosi.

Cesare Battisti, scrive l’AdnKronos, arriverà nel carcere di Rossano, in Calabria, e sarà collocato nel reparto Alta Sicurezza AS2. Lì a scontare la pena ci sono terroristi islamici fra i più pericolosi.

La decisione di trasferire Cesare Battisti nel carcere dei terroristi islamici

La decisione di trasferire il leader dei Pac da parte del Dap, risale all’estate. Ma in quel momento dal carcere di Rossano è arrivato il primo stop dovuto al fatto che le celle dove collocare temporaneamente Battisti per la quarantena anti Covid di 14 giorni, come previsto per chi arriva nei penitenziari, erano piene.

Lo sciopero della fame continua

Fiaccato nel corpo, con già cinque chili persi in quattro giorni di sciopero della fame nutrendosi solo d’acqua. Cesare Battisti ritorna a far parlare di sé a pochi giorni dall’annuncio dell’avvio della protesta nel carcere oristanese di Massama. Dove è rinchiuso dal gennaio 2019, dopo l’arresto in Bolivia al termine di 37 anni di latitanza e l’estradizione in italia per scontare l’ergastolo per quattro omicidi.

Per bocca di uno dei suoi legali, l’avvocato Gianfranco Sollai, l’ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo va all’attacco di uno Stato. Uno Stato che vede “vendicativo” nei suoi confronti per quello che ritiene un isolamento illegittimo: “Un sequestro iniziato il 12 gennaio 2019 in Bolivia e che continua oggi nell’Isola di Sardegna”, dice l’ergastolano.

La risposta di Bonafede

Ma secca arriva la reazione del ministro della giustizia Alfonso Bonafede: “Le parole di Cesare Battisti sono profondamente offensive, sia verso i familiari delle vittime che verso lo Stato italiano. Nei suoi confronti non c’è nessuna vendetta: la sua vicenda si trascina da quarant’anni unicamente perché si è sottratto alla giustizia, vivendo da latitante”, dice il ministro.

L’isolamento forzato

E’ di ieri la sottolineatura dell’avvocato Sollai circa la denuncia presentata già lo scorso luglio alla Procura della Repubblica di Roma per abuso d’ufficio in cui si contesta l’isolamento “forzato” di Battisti nel carcere oristanese. “Avrebbe dovuto scontare solo sei mesi di isolamento sino al 14 luglio 2019 in base al provvedimento emesso dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano nel 1993.

Una pena accessoria – spiega il legale – confermata nei giorni scorsi in Cassazione dopo un nostro ricorso. Invece – attacca Sollai che difende Battisti insieme all’avvocato milanese Davide Steccanella – questo suo status permane ancora. Seppure non sia sorretto da alcuna legge nè tanto meno da alcun provvedimento giudiziario”.

La riduzione della pena per buona condotta

Intanto nei giorni scorsi il giudice di sorveglianza ha concesso all’ex terrorista la riduzione della pena di 45 giorni per “buona condotta”. Ma Battisti – che per lo sciopero della fame è stato contestato duramente anche dal fratello di una delle vittime – si sente “sacrificato” dallo Stato “in nome di una giustizia che non c’è”.

E si considera come “prigioniero politico”. “Prigioniero di una sporca guerra tra lo Stato e la lotta armata e non” del periodo degli “anni di piombo”. Nella sua dichiarazione di oggi, l’ex terrorista parla infine delle contraddizioni sociali del tempo come “frutto dello stesso Stato”. E inoltre causa del fenomeno della “lotta armata che ha visto, come risaputo, coinvolte oltre un milione di persone, 60mila fermi e 5.800 condanne, come riportato a suo tempo dal presidente della Repubblica Cossiga”. (Fonti Ansa e AdnKronos)