Cesare Battisti chiede lo sconto di pena: da ergastolo a trent’anni

di Gianluca Pace
Pubblicato il 22 febbraio 2019 15:25 | Ultimo aggiornamento: 22 febbraio 2019 15:39
Cesare Battisti chiede lo sconto di pena: da ergastolo a trent'anni (foto Ansa)

Cesare Battisti chiede lo sconto di pena: da ergastolo a trent’anni (foto Ansa)

ROMA – Cesare Battisti chiede lo sconto di pena. Battisti, arrestato a gennaio in Bolivia dopo quasi 40 anni di latitanza ed estradato in Italia, “risulta essere stato l’unico tra tutti gli ex militanti dei PAC”, tra cui anche i coimputati per i quattro omicidi che risalgono alla fine degli anni ’70, “ad essere stato condannato alla pena dell’ergastolo”.

Lo scrive il suo legale, l’avvocato Davide Steccanella, in una delle tre memorie depositate nei giorni scorsi con l’istanza di commutazione della pena dal carcere a vita a 30 anni, sulla base dell’unico accordo di estradizione valido, secondo la difesa, ossia quello tra Italia e Brasile.

Per l’avvocato, come si legge nella memoria, è “conforme a giustizia eseguire, a distanza di 40 anni dall’ultimo fatto per cui è intervenuta condanna, la pena temporale di 30 anni in luogo dell’ergastolo a carico di un condannato che oggi, che ha 65 anni, è necessariamente una persona completamente diversa da quella che fece parte, come tantissimi altri coetanei di allora, ad un particolare e irripetibile periodo, che, come noto a chi conosce la storia, ha contrassegnato oltre 15 anni del nostro Paese”. Sulla richiesta di commutazione della pena, che si basa, in particolare, sull’accordo Italia-Brasile per una pena di 30 anni per Battisti (nel Paese sudamericano non è previsto il carcere a vita), dovrà decidere con un incidente di esecuzione la Corte d’Assise d’appello di Milano dopo un’udienza ancora da fissare.

Per la difesa, che ha allegato numerosi documenti all’istanza, “l’applicazione in sede esecutiva della pena di anni 30 garantita dallo Stato italiano allo Stato richiesto per l’estradizione del condannato”, ossia il Brasile, risponde “anche a criteri di giustizia sostanziale”.

Il legale precisa, comunque, che “non si intende ovviamente mettere in discussione in questa sede la validità o meno di sentenze passate in giudicato”, ma “il diverso trattamento sanzionatorio riservato ai tempi al solo Battisti, non trova, agli occhi di chi scrive, apparente giustificazione”.

In un capitolo intitolato “lo speciale trattamento sanzionatorio riservato al solo Battisti”, il difensore fa presente che “per i delitti commessi dai PAC insieme a Battisti sono state condannate oltre 60 persone”, ma l’ergastolo è stato inflitto solo a lui. E fa l’elenco di tutte le pene inferiori comminate ai coimputati con Battisti per i quattro omicidi. Sempre nella memoria il legale chiarisce che non sono stati condannati all’ergastolo “neppure i quattro co-imputati di concorso in omicidio che non solo non hanno usufruito di alcuna legge premiale, ma che pure risultano in Sentenza ‘latitanti’ come lui, e precisamente Bergamin, Filippi, Migliorati e Lavazza.

Va anzi rilevato – prosegue il difensore – come tuttora Bergamin e Filippi risultino pacificamente residenti in Francia e che pure, a differenza di Battisti, furono condannati rispettivamente a 27 e 23 anni di carcere”. Infine, secondo il legale, il diverso trattamento sanzionatorio non può essere “letto quale sanzione aggravata per l’evasione (peraltro procurata da quello stesso Mutti condannato a soli 9 anni)”. Quell’evasione del 4 ottobre del 1981 “non fu certo l’unico episodio di questo tipo verificatosi negli anni in cui era aumentato a dismisura il numero dei detenuti ‘politici’ nelle carceri italiane”.

Fonte Ansa