“Che numero dai? No, mi serve più alto”: così alteravano il tasso Euribor

Pubblicato il 4 Febbraio 2013 19:25 | Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio 2013 20:03
"Che numero dai? No, mi serve più alto": così alteravano tasso Euribor

“Che numero dai? No, mi serve più alto”: così alteravano tasso Euribor

TRANI – ”Che numero dai…? No, mi serve più alto”. La mail se la scambiano i traders di due banche della city di Londra, che ogni pomeriggio, entro le 17, devono comunicare agli organi competenti il tasso a cui le banche primarie si scambiano il danaro. Ma per i pm di Trani sarebbero “colpevoli” di aver concordato di volta in volta il tasso (chiamato in gergo ‘numero‘) da comunicare. Stando all’impianto accusatorio, il tasso trasmesso è puntualmente più alto di quello reale determinando così un’alterazione dell’Euribor dal quale dipende la definizione del tasso di interesse che si applica sui mutui dell’area Euro e sui derivati.

La mail è stata messa agli atti dell’inchiesta dal pm tranese Michele Ruggiero. Il fascicolo è di quelli destinati a far discutere il mondo della finanza e le associazioni dei consumatori perché ipotizza il reato di manipolazione del mercato a carico di sette traders e dei general manager che negli anni scorsi hanno guidato cinque banche internazionali: Barclays, Deutsche Bank, Hsbc, Rbs e Socièté General, da cui dipendevano i traders.

I nomi dei sette negoziatori sono già iscritti nel registro degli indagati mentre per i general manager si attende l’identificazione formale dell’Interpol. L’inchiesta si unisce poi alle indagini (per truffa ed usura) sui derivati per svariate decine di milioni fatti sottoscrivere dalle filiali di cinque banche italiane – Mps, Bnl, Credem, Intesa San Paolo e Unicredit – agli imprenditori del nord barese che chiedevano un mutuo.

Indagini che contano, da circa un anno, una sessantina di indagati e un nome eccellente: l’ex vicedirettore generale di Bankitalia, Anna Maria Tarantola, ora presidente della Rai. Per Tarantola il pm Antonio Savasta ipotizza il reato di omesso controllo per non aver vigilato sulla genuinità dei derivati. Ma dagli accertamenti della Guardia di finanza il ruolo dell’ex vicedirettore di Palazzo Koch risulta marginale e si punta dunque all’archiviazione.

Sull’onda delle polemiche e sopraffatta dalle critiche sulla competenza territoriale, la procura di Trani ha preferito sbarazzarsi di gran parte dell’indagine su Mps avviata nei giorni scorsi dopo la denuncia dell’Adusbef per manipolazione del mercato, aggiotaggio, truffa e omesso controllo. La critica più dura, quella del vicepresidente del Csm, Michele Vietti: ”C’è qualche iniziativa estemporanea  – ha detto – dettata più dall’esigenza di inseguire la notorietà che da un coerente e responsabile esercizio dell’azione penale”. E dopo le sue parole il Csm ha avviato una pratica per la sovrapposizione delle inchieste sul Monte dei Paschi di Siena.

Insomma, dopo l’indagine (archiviata) sull’allora governatore di Bankitalia Antonio Fazio sui prodotti di Banca 121, quella (archiviata dalla magistratura romana) sulle pressioni di Silvio Berlusconi sull’Agcom per far chiudere Annozero, dopo l’inchiesta conclusa con una richiesta di rinvio a giudizio sulle agenzie di rating Fitch e Standard & Poor’s, la procura di Trani è di nuovo nell’occhio del ciclone per la competenza territoriale. Ma le critiche non sembrano preoccupare i pm pugliesi che proseguono spediti per la loro strada. In una intercettazione telefonica contenuta nel fascicolo sulle agenzie di rating un analista spiega ironicamente a un collega dove si trova la procura tranese: ”Trani? E’ come un piccolo paese dell’Oklahoma”.