Chiara Corbello Petrillo non curò il cancro per far nascere il figlio, al via il processo di beatificazione

di Redazione blitz
Pubblicato il 19 luglio 2018 8:55 | Ultimo aggiornamento: 19 luglio 2018 8:55
Chiara Corbello Petrillo

Chiara Corbello Petrillo non curò il cancro per far nascere il figlio, al via il processo di beatificazione

ROMA – A sei anni dalla morte di Chiara Corbello Petrillo, la diocesi di Roma ha fatto il primo passo verso la sua beatificazione. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] La giovane è morta a soli 28 anni il 13 giugno 2012 dopo aver rifiutato le cure di un tumore per portare avanti una gravidanza.

Chiara, sposata con Enrico Petrillo, il 21 settembre 2008, durante la terza gravidanza, le fu diagnosticato un tumore. Le eventuali cure avrebbero avuto conseguenze mortali sul nascituro ma decise invece di portare a compimento la gravidanza. Chiara era già stata madre, anche se per poche ore, di due bimbi Maria e Davide nati con gravi malformazioni ma fortemente voluti.

“Nel matrimonio – scriveva allora la giovane – il Signore ha voluto donarci dei figli speciali: Maria Grazia Letizia e Davide Giovanni ma ci ha chiesto di accompagnarli soltanto fino alla nascita ci ha permesso di abbracciarli, battezzarli e consegnarli nelle mani del Padre in una serenità e una gioia sconvolgente. Ora ci ha affidato questo terzo figlio, Francesco che sta bene e nascerà tra poco, ma ci ha chiesto anche di continuare a fidarci di Lui nonostante un tumore che ho scoperto poche settimane fa e che cerca di metterci paura del futuro, ma noi continuiamo a credere che Dio farà anche questa volta cose grandi”.

“Laica e madre di famiglia, sposa e madre di grande fede in Dio”, si legge nell’Editto che sarà affisso in Vicariato, “la sua oblazione rimane come faro di luce della speranza, testimonianza della fede in Dio, Autore della vita, esempio dell’amore più grande della paura e della morte”. “Essendo andata aumentando, col passare degli anni, la sua fama di santità ed essendo stato formalmente richiesto di dare inizio alla causa di beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio – prosegue il Documento – nel portarne a conoscenza la comunità ecclesiale, la Diocesi di Roma invita tutti e singoli i fedeli a comunicarci direttamente o a far pervenire al Tribunale Diocesano del Vicariato di Roma tutte quelle notizie, dalle quali si possano in qualche modo arguire elementi favorevoli o contrari alla fama di santità della Serva di Dio”.

Nelle prossime settimane sono quindi da consegnare al Tribunale diocesano – in copia originale o debitamente autenticata – tutti gli scritti attribuiti alla giovane, non solo “le opere stampate”, già peraltro raccolte dalla Postulazione, ma “i manoscritti, i diari, le lettere ed ogni altra scrittura privata” che la giovane madre ha scritto prima di morire.