Chiavari, il mistero della morte di Danilo Mongai: colpa della comunità per minori?

Pubblicato il 30 maggio 2010 11:46 | Ultimo aggiornamento: 30 maggio 2010 11:46

La storia di Danilo Mongai  ritorna dopo 3 anni alle cronache: è morto per polmonite a 19 anni, ma forse poteva salvarsi. Era il 2007  e il ragazzo viene trovato dalla madre a Chiavari (Genova), non respira più. Come si è potuto spegnere così? Nel 2006, Danilo viene spedito dal tribunale dei minorenni di Genova nella comunità Cavanà di Pellegrino Parmense, centro per minorenni diretto da Ron Shmueli.

Ha problemi con la famiglia, è un giovane difficile e i genitori condividono inizialmente l’idea che sia trasferito lì. Probabilmente però in quel luogo comincia tutto. «Mio figlio è morto di polmonite batterica non fulminante — spiega Marcello Mongai, assistito dall’avvocato Daniele Carra —, questo significa che non può averla contratta tre-quattro giorni prima di morire, ma almeno un mese prima, quindi nell’agosto 2007 quando era ancora in comunità».

Nel 2009 Lorenzo Vecchi, educatore, fa scoppiare lo scandalo dei maltrattamenti e presenta un esposto alla procura di Parma: il centro viene chiuso e per Shmueli  scattano le manette.

«Credo che Danilo non sia stato curato, mi hanno detto che vomitava sangue, aveva spesso la febbre, ma veniva costretto a uscire, fare dei lavori. So che chiedeva di essere visitato, in cambio gli davano solo aspirine. Abbiamo saputo che avrebbe voluto chiamarci, ma non glielo hanno permesso », racconta il padre di Danilo.

Poi per una lite Danilo viene cacciato dalla residenza, non ha la felpa, non gli permettono di prenderla. Va via in bicicletta e va in stazione verso Sestri Levante. Ci sono i genitori ad aspettarlo, ma meno di una settimana dopo morirà. La comunità dirà dopo che era drogato, ma non c’erano stupefacenti nel suo sangue secondo l’autopsia.

«Quando Danilo è morto siamo rimasti scioccati — ricorda Marcello Mongai —, solo dopo l’autopsia, abbiamo capito che c’era qualcosa che non quadrava. È stato questo l’ultimo affronto  sentir dire che era un drogato. Ci dovrebbero spiegare invece come mai, dopo che Danilo è finito, la sua stanza a Cavanà è stata svuotata, sanitari e mobili sostituiti, tutti i ragazzi vaccinati».