Chico Forti e il delitto Pike. Le Iene sul caso dell’italiano in carcere negli Usa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Dicembre 2019 13:41 | Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre 2019 13:41
Chico Forti e il delitto Pike. Le Iene sul caso dell'italiano in carcere negli Usa

Chico Forti e il delitto Pike. Le Iene sul caso dell’italiano in carcere negli Usa

ROMA – Nelle ultime settimane si è tornato a parlare di Chico Forti, ovvero il velista e produttore televisivo italiano che negli anni ’90 ha fatto fortuna negli Stati Uniti fino al 15 febbraio del 1998, quando viene arrestato per l’omicidio di Dale Pike, figlio di Anthony Pike, dal quale Forti stava acquistando il Pikes Hotel a Ibiza. Chico Forti, dal 2000, anno in cui una giuria lo ha ritenuto colpevole “oltre ogni ragionevole dubbio”, si è sempre ritenuto innocente e sono tanti i dubbi che negli ultimi vent’anni hanno accompagnato la vicenda giudiziaria.

Tutti dubbi sui quali per ultime Le Iene hanno posto attenzione nelle ultime settimane con una serie di servizi che ricostruiscono tutta la storia. Se tutto ciò che abbiamo letto e visto in questi anni fosse vero, il governo americano si troverebbe a fare i conti con un caso di malagiustizia piuttosto evidente e clamoroso. Il processo a Chico Forti infatti, durato appena ventiquattro giorni, presenterebbe diverse lacune piuttosto sospette.

Il movente, che sarebbe riconducibile alla trattativa per l’acquisto del Pikes Hotel regge poco, secondo la ricostruzione della iena Gaston Zama, in atto c’era una truffa ai danni di un ignaro Chico Forti, e non al contrario come sostenuto dall’accusa. Tant’è che prima della condanna per omicidio premeditato, l’italiano era stato assolto da otto capi d’accusa riguardanti la frode. Le prove a suo carico, secondo diversi esperti, sia italiani che americani, ai quali è stato chiesto un parere dal programma di Mediaset carte alla mano, sarebbero traballanti e del tutto inammissibili.

Tra qualche mese Chico Forti avrà fatto 20 anni dietro le sbarre del Dade Correctional Institution di Florida City, un carcere di massima sicurezza. Perfino i familiari della vittima dopo anni sono usciti allo scoperto dichiarando apertamente le loro perplessità circa la colpevolezza di Forti. Lo ha fatto il padre Tony Pike, ora deceduto, al Tg5 una decina di anni fa e lo farà il fratello della vittima, sempre alle Iene, come anticipato sul finale dell’ultimo capitolo dell’inchiesta andata in onda.

Sono numerosi gli italiani illustri che hanno messo la faccia chiedendo al governo italiano un intervento diplomatico deciso riguardo la situazione di Chico Forti, da Fiorello a Jovanotti, fino a Red Ronnie e Marco Mazzoli con tutta la squadra dello Zoo di 105. Per quanto riguarda la politica già nel 2012 Ferdinando Imposimato, all’epoca suo legale italiano, e la criminologa Roberta Bruzzone hanno presentato un report all’allora Ministro degli Esteri Giulio Maria Terzi di Sant’Agata, ma senza ottenere azioni significative. Poi il Movimento 5 Stelle ha organizzato una conferenza stampa alla Camera per parlare specificatamente della questione.

Le parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro sono state chiare ed inequivocabili: “Quello che faremo nei prossimi mesi sarà questo: incontrare possibilmente il governatore della Florida e i rappresentanti diplomatici americani e chiedere la grazia”.

Chico Forti ha risposto all’iniziativa dei Cinque Stelle con un messaggio inviato direttamente al Ministro degli Esteri Di Maio: “Onorevole Di Maio, anzi Luigi, visto che già ti considero un amico, tu hai già diritto di richiedere la commutazione di sentenza. Abbiamo rilasciato vari cittadini americani inclusi in Italia con sentenze equiparate alla mia. Richieste esaudite in tempi ristretti. Perché io non posso ricevere lo stesso trattamento? Ho passato vent’anni in catene per un delitto che non ho commesso”. “Ciò che voglio – continua Forti – è tornare in Italia, vivere il resto della mia vita da libero cittadino. Ciò che chiedo è giustizia. Una giustizia che mi è stata negata spudoratamente dal Paese che si proclama leader dei diritti umani”. (Fonte Gabriele Fazio per Agi).