Chieti: tenta il suicidio in cella, gli agenti lo salvano e lui li aggredisce

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Gennaio 2020 11:26 | Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio 2020 11:26
Chieti: detenuto tenta il suicidio in cella, gli agenti lo salvano e lui li aggredisce

Chieti: tenta il suicidio in cella, gli agenti lo salvano e lui li aggredisce (Foto d’archivio Ansa)

ROMA – Ha tentato di uccidersi in cella, poi ha picchiato gli agenti penitenziari che lo avevano salvato. E’ successo nel carcere di Madonna del Freddo a Chieti,  dove venerdì notte (10 gennaio) un detenuto abruzzese 40enne ha cercato di suicidarsi legandosi una corda rudimentale al collo, prontamente salvato dagli agenti in servizio è stato condotto in emergenza al pronto soccorso di Chieti per le cure del caso.

Durante la mattina, mentre il detenuto era ancora piantonato in una stanzetta del pronto soccorso, ha aggredito la Polizia Penitenziaria presente in quello che evidentemente dovrà essere classificato come tentativo di evasione, i poliziotti sono riusciti ad evitare il peggio ed il personale sanitario è dovuto intervenire con dei farmaci per calmare il paziente alquanto ‘impaziente’.

“Ancora una volta – afferma in una nota il Segretario Generale Regionale UIL-PA Polizia Penitenziaria Abruzzo Ruggero Di Giovanni – dobbiamo elogiare la professionalità della Polizia Penitenziaria che è riuscita ad evitare il peggio anche in condizioni sfavorevoli, tra l’altro il poliziotto intervenuto ha poi dovuto attendere l’arrivo dei rinforzi per farsi medicare ed ha avuto una prognosi di 3 giorni, ma non possiamo sperare che ci vada sempre bene. Purtroppo i detenuti non sempre sono come li vorremmo, ovvero persone private della libertà che approfittano del periodo di detenzione per crearsi un futuro migliore. A volte, spesso, chi ha sbagliato continua a sbagliare e la Polizia Penitenziaria deve essere messa in grado di lavorare con la necessaria sicurezza al pari di tutti i lavoratori, siamo certi che una camera di sicurezza ben avrebbe potuto evitare l’aggressione ed il tentativo di evasione”.

“Ci chiediamo – prosegue Di Giovanni – a chi sarebbero state accollate le colpe qualora il detenuto fosse riuscito a fuggire, e se si fosse impossessato dell’arma di ordinanza del poliziotto?. Noi lo sappiamo, la colpa sarebbe stata dello sfortunato poliziotto in servizio, come sempre, ci auguriamo che allo stesso modo ci si ricordi di chiedere una ricompensa per i Poliziotti Penitenziari che sono intervenuti a colmare le lacune dell’amministrazione e dei responsabili della Sanità.

L’Amministrazione Penitenziaria e la Sanità Regionale nonché quella Locale, nel corso degli anni, sembrano aver dimenticato tutti i detenuti che giornalmente sono ricoverati, per periodi più o meno lunghi, nei reparti ospedalieri abruzzesi e che questi ricoveri avvengono praticamente sempre in corsia e in mezzo agli altri pazienti, creando una situazione potenzialmente pericolosa senza tralasciare un certo disagio per pazienti, poliziotti e detenuti; addirittura vi sono camere di sicurezza ultimate e mai messe a disposizione della Polizia Penitenziaria, vedasi il caso Sulmona, o interi reparti ospedalieri sottoutilizzati, vedasi l’ospedale di Pescara e diversi nosocomi privi delle camere di sicurezza, indispensabili strumenti per garantire le cure ai detenuti e la sicurezza del territorio.

Nei prossimi giorni – annuncia infine il sindacalista – ultimeremo la ricognizione di tutti gli istituti della regione e presenteremo all’Assessore Regionale alla Sanità una richiesta di intervento a sostegno della messa a disposizione di idonee camere di sicurezza in tutti gli ospedali della regione interessati dai ricoveri di detenuti”. (Fonte Agi).