Chioggia. Pietro Braga, italiano di colore respinto da lido Cayo Blanco: “Africani non entrano”

di Lorenzo Briotti
Pubblicato il 11 Agosto 2019 19:59 | Ultimo aggiornamento: 11 Agosto 2019 21:03
pietro braga

Pietro Braga (foto Facebook)

ROMA – Due ragazzi “africani” non vengono fatti entrare nello stabilimento Cayo Blanco di Sottomarina a Chioggia, provincia di Venezia. La vicenda finisce sui giornali e il questore di Venezia decide di chiudere per due settimane il locale anche per via di altri episodi successi all’interno, tra cui una rissa.

Uno dei due ragazzi che non sono potuti entrare è Pietro Braga ed ha 18 anni. Il giovane ha deciso di raccontare la vicenda al Corriere della Sera e al Resto del Carlino dopo aver sporto denuncia ai Carabinieri sotto consiglio di  sua madre e del suo avvocato Barnaba Busatto.

Pietro è stato adottato 10 anni fa in Etiopia e viva ad Adria in provincia di Rovigo con i suoi genitori. Racconta di essersi presentato al Cayo Blanco con degli amici. Qui, il buttafuori gli ha detto che gli africani non potevano entrare. Racconta il giovane: “Io e i miei amici ci siamo guardati e siamo scoppiati a ridere: pensavamo fosse una battuta. Gli ho detto ‘Dai, ti mostro la carta d’identità, sono italiano’, ma lui mi ha detto di lasciar stare e non ha guardato il documento. Lì ho capito che faceva sul serio”.

Il fatto è avvenuto lo scorso 31 luglio. Prosegue Pietro: “I miei genitori mi hanno adottato da piccolissimo e sono cresciuto qui. Gioco a calcio da quando ho otto anni, prima ad Adria e poi alla Spal Ferrara, gli anni della promozione in serie A. L’ultima stagione l’ho passata in America e adesso riprenderò a giocare qui, vicino a casa. Era la prima volta che ci andavo. Sapevamo che l’ingresso è vietato ai minorenni e ci siamo portati la carta d’identità. Ma i miei amici sono entrati e io sono stato bloccato. Non potevano entrare. Che c’erano lì vicino altri due ragazzi lasciati fuori. Uno era di colore e uno portoghese. Mi ha allontanato ripetendo che le persone di colore non potevano entrare, che erano ordini dall’alto e non dipendeva da lui. Ho chiesto di parlare con un responsabile della sicurezza e lui ha confermato. Gli ho anche fatto vedere la carta d’identità, gli dicevo che sono italiano ma lui ha risposto ‘Non mi interessa, tu non entri'”.

Il responsabile della sicurezza ha raccontato che nei giorni scorsi c’erano stati dei furti: “Mi sono avvicinato agli altri due ragazzi rimbalzati, parlavano in dialetto per far capire che erano del posto. Il mio amico poi ha chiamato l’avvocato e io mia mamma, che inizialmente non ci poteva credere..”.

Al Resto del Carlino, Pietro racconta di aver voluto denunciare per fare in modo che queste cose non accadano più. Non gli interessa se la sanzione decisa dal questore sia giusta o meno e crede che le polemiche sull’immigrazione di questi mesi non aiutino a mantenere il clima sereno. Racconta ancora di aver vissuto il calmore mediatico nato dalla sua denuncia con molto stress. Il giovane deve fare l’ultimo anno di liceo scientifico per poi iscriversi alla facoltà di medicina. In futuro vorrebbe restare in Italia ma non esclude di tornare negli Usa dove ha trascorso un periodo di studio durato sei mesi. 

Fonte: Corriere della Sera, Il Resto del Carlino