Chloe Ayling, la modella sequestrata a Milano, racconta: “Qui mi hanno aggredita alle spalle”

di redazione Blitz
Pubblicato il 20 febbraio 2018 7:15 | Ultimo aggiornamento: 19 febbraio 2018 23:30
La modella inglese Chloe Ayling ricorda il suo sequestro

La modella inglese Chloe Ayling

MILANO – La modella inglese Chloe Ayling torna a Milano e racconta i luoghi in cui, lo scorso luglio, l’hanno rapita, per poi minacciarla di metterla all’asta e di venderla nel cosiddetto deep web. “Stavo per aprire questa porta ed è qua che mi hanno aggredita alle spalle”, ha raccontato agli investigatori.

Un racconto che è emerso da un filmato della polizia “di ricognizione dei luoghi” mostrato nel processo milanese a Lucasz Herba, polacco di Birmingham finito in carcere per il sequestro che avrebbe messo in atto col fratello Michal Konrad Herba.

Nel video, proiettato nell’aula della Corte d’Assise, è stata ripresa dalla polizia la modella mentre, la scorsa estate in fase di indagini, tornava con i poliziotti nell’appartamento di via Bianconi, a Milano, dove pochi giorni prima era stata attirata con la scusa di un servizio fotografico, aggredita, stordita e sequestrata.

Con gli agenti, poi, il 5 agosto, era entrata di nuovo anche nella baita in Piemonte dove si era svolta la ‘seconda fase’ del rapimento. “In questo letto – ha spiegato la ragazza, 20 anni, filmata dagli investigatori – dormivo, io da un lato, Lucasz dall’altro”.

Stando alle indagini del pm Paolo Storari, la modella venne tenuta segregata tra l’11 e il 17 luglio, prima nell’appartamento milanese e poi nella baita isolata, in provincia di Torino. Alla fine, venne liberata dallo stesso Lucasz, un “mitomane avventuriero”, secondo gli inquirenti, che voleva accreditarsi sul deep web.

Secondo le indagini, i due fratelli (Michal Herba arrestato in Gran Bretagna è in attesa di estradizione) avrebbero anche chiesto al manager e ai familiari della ragazza in un primo tempo 300mila e poi 50mila dollari, mai ottenuti.

Nei filmati girati dalla polizia la giovane spiega agli agenti che “nel momento in cui stavo per aprire questa porta”, una delle porte dentro l’appartamento di via Bianconi, “sono stata presa alle spalle, rapita”. Agli atti anche le immagini della ragazza ripresa mentre ripercorre le strade di Viù (Torino) e indica agli agenti dove con i suoi carcerieri andò a comprare “della frutta” e un paio di scarpe. Poi, “la crisi di pianto”, come ha chiarito un poliziotto testimone, prima di entrare nella baita dove poi la modella, affiancata dal suo legale, ha continuato a fornire dettagli del sequestro.

“Mi era permesso di usare questo bagno – ha spiegato – qui, invece, dormivo, occupando un lato del letto”. Il poliziotto teste ha mostrato anche ai giudici delle fotografie scattate il 12 luglio scorso, quando la polizia entrò nell’appartamento durante le indagini per ritrovare la giovane. Foto che ritraevano anche un foglio lasciato dai rapitori con rappresentati “11 uomini con una tunica lunga e la scritta ‘Black Death Group – Chloe”, oltre ai vestiti della ragazza. Si torna in aula mercoledì prossimo, quando potrebbe essere sentito l’imputato, mentre il fratello verrà ascoltato in videoconferenza dall’Inghilterra.