Ciancimino: “Provenzano aveva l’immunità sul territorio”

Pubblicato il 1 Febbraio 2010 11:36 | Ultimo aggiornamento: 1 Febbraio 2010 14:01

Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo

«Nel 1990 mio padre si fece annullare l’ordine di carcerazione grazie ai rapporti che aveva in Cassazione». Lo ha detto, al processo al generale Mario Mori, Massimo Ciancimino, figlio del’ex sindaco mafioso di Palermo. Il teste ha fatto esplicito riferimento, come autorità giudiziaria che annullò la misura, ala prima sezione della Cassazione all’epoca presieduta dal giudice Corrado Carnevale.

Ha poi proseguito parlando di Bernardo Provenzano: «Conosco Provenzano da sempre. Ho ricordi di lui, nelle mie villeggiature estive negli anni ’70, fin da quando ero un ragazzo. Lui e mio padre si conoscevano, anche per rapporti di vicinato, da sempre». Il testimone, che ha detto di avere conosciuto il capomafia con il nome di “ingegner Lo Verde”, ha scherzosamente ricordato che il padre lo rimproverava di avere risposto male al boss di Corleone, quando era ragazzino, dicendogli: «Tu sei l’unico che è riuscito a dire cornuto a Provenzano».

«Mio padre mi disse che Bernardo Provenzano godeva di una sorta di immunità territoriale per cui, anche da latitante, poteva muoversi liberamente», ha poi proseguito Ciancimino. «Questa immunità – ha aggiunto – secondo quanto mi ha spiegato mio padre era garantita da una sorta di accordo alla stipula del quale aveva partecipato proprio mio padre. Accordo che risale al maggio del ’92».

C’è anche il ricordo degli investimenti a Milano del padre. Sarebbe successo negli anni ’70 quando, a convincere Ciancimino a investire il denaro a Milano, furono i costruttori Franco Bonura e Nino Buscemi che l’ex sindaco soprannominava “i Gemelli”. Ciancimino Jr allude chiaramente a quella grande “realizzazione che sarebbe diventata Milano”.

Poi, sui servizi segreti dice: «Nel maggio del 2009 ho ricevuto la visita di un uomo dei servizio segreti, nella mia casa di Bologna, che mi ha accusato di essere venuto meno agli impegni presi e mi ha chiaramente intimidito dicendomi che la strada che avevo cominciato a percorrere non mi avrebbe dato alcun beneficio». Secondo il racconto di Ciancimino i Servizi non avrebbero gradito la sua decisione di raccontare ai magistrati della cosiddetta trattativa tra Stato e mafia.