Pasqua senza ramoscelli d’ulivo per colpa della cicala sputacchina

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Marzo 2015 12:32 | Ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2015 13:02
Cicala sputacchina: a Pasqua niente ramoscelli d'ulivo

Cicala sputacchina: a Pasqua niente ramoscelli d’ulivo

ROMA – Cicala sputacchina: a Pasqua niente ramoscelli d’ulivo. Per colpa della Xylella fastidiosa, il batterio killer degli ulivi in Puglia il cui contagio è propagato dalla cicala sputacchina, in Salento sarà una Pasqua senza il tradizionale ramoscello della pace. Un sintomo nefasto del dramma che ha colpito gli olivi pugliesi e di cui la Commissione Ue ha chiesto lo sradicamento totale, contagiati e non. Anche il Cnr (consiglio nazionale ricerca) dice che non c’è niente da fare: non ci sono cure, le piante vanno sradicate tanto morirebbero lo stesso ma almeno si interrompe il contagio.

“Sarà la prima settimana Santa in cui non saranno distribuiti i tradizionali ramoscelli di ulivo nella domenica delle Palme se si vuole evitare la diffusione di una epidemia che sta facendo strage di piante secolari che dal Salento in Puglia potrebbe estendersi in tutta Europa”, ha dichiarato la Coldiretti, che disperatamente sollecita interventi di cura e si oppone allo sradicamento di, a spanne, 9 milioni id olivi, fra cui quelli secolari che attirano turisti da tutto il mondo.

In ogni caso, niente ramoscelli di olivo perché la schiusa delle uova dell’insetto vettore della malattia, la sputacchina, inizierà proprio nei giorni che precedono la Pasqua e renderà molto pericoloso scambiarsi i tradizionali rametti d’ulivo.

Gli insetti ancora giovani di sputacchina – precisa la Coldiretti – risultano stanziali, sono soliti vivere sulle erbacce presenti ai piedi degli olivi. Buone pratiche colturali adeguate, interventi periodici, tesi all’arieggiamento delle piante e miglioramento dello stato vegetativo, possono ridurre in maniera imponente tali vettori, senza alcun impatto ambientale.

“Inizia una battaglia contro il tempo per difendere le storiche piante millenarie e salvare un bene dell’intera Umanità”, ha detto Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti, sottolineando che “è necessario garantire l’impegno delle istituzioni, gli interventi necessari e le risorse adeguate per salvare un bene pubblico che tutto il mondo ci invidia”.