Ciccio e Tore, i due fratellini morti nella cisterna a Gravina di Puglia. La difesa chiede nuove indagini

di Redazione blitz
Pubblicato il 17 maggio 2018 7:03 | Ultimo aggiornamento: 17 maggio 2018 1:36
ciccio tore gravina

Filippo Pappalardi, il padre di Ciccio e Tore

ROMA – Filippo Pappalardi era stato sospettato ingiustamente dell’omicidio dei figlioletti, Ciccio e Tore, due fratellini di 13 e 11 anni scomparsi il 5 giugno 2006 a Gravina di Puglia, in provincia di Bari. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,Ladyblitz – Apps on Google Play] Ora l’uomo ha deciso di avviare indagini private per chiedere la riapertura del fascicolo sulla morte dei bimbi.

“I miei figli si potevano salvare – dice Pappalardi – C’è qualcuno che li avrà sempre sulla coscienza, ma prima o poi la verità verrà fuori”. I piccoli erano stati ritrovati mummificati nella cisterna di un casolare abbandonato a Gravina di Puglia due anni dopo. I vigili del fuoco si erano calati nello stesso pozzo di per salvare un bambino e così scoprirono gli altri due corpi. Uno vicino all’altro, erano Ciccio e Tore.

Nell’antica masseria dove vennero rinvenuti i corpicini – riporta La Gazzetta del Mezzogiorno – è stato effettuato un nuovo sopralluogo con telecamera, macchina fotografica e un drone al quale ha partecipato anche il generale Luciano Garofano, ex comandante dei carabinieri del Ris.

“L’obiettivo – continua l’avvocato – è valutare dagli atti se ci sono elementi per chiedere alla magistratura una eventuale riapertura delle indagini sul fronte di ipotetiche responsabilità da parte di terzi sino ad oggi non emersi” spiega l’avvocato Maria Gurrado che assiste Pappalardi. “Penso a qualcuno che sapeva cosa fosse accaduto e non ha parlato”, conclude il legale.

La morte dei fratellini risale al 2006, quando i bimbi scomparvero mentre erano affidati al papà, da tempo separato dalla mamma dei piccoli, Rosa Carlucci.

Dopo un anno di ricerche infruttuose, a novembre 2007 la Procura annuncia l’arresto di Filippo Pappalardi con l’accusa di sequestro di persona, duplice omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela e occultamento di cadavere. L’ipotesi è che i fratellini possano essere rimasti vittima di una punizione sfuggita di mano. Pappalardi resterà in cella fino al 4 aprile 2008. Quando l’autopsia dimostra che i piccoli sono morti di stenti sul fondo del pozzo nella masseria dove erano soliti andare a giocare e nel quale erano caduti.

Scarcerato, Pappalardi viene risarcito con 65mila euro per l’ingiusta detenzione. Dopo la scoperta sono state effettuate indagini sulla vicenda, ma si sono concluse con l’archiviazione confermata dalla Cassazione. Il terribile sospetto dei genitori, ancora oggi, è che altri fossero presenti  in quel casolare al momento dei fatti e che, dunque, vi siano delle gravi responsabilità. “Sono sicuro che quella sera con loro c’erano altre persone e che chi sa non li ha  aiutati – conclude Pappalardi – né ha chiesto aiuto e non ha mai parlato”.

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