Cimitero di Poggioreale, vendevano cappelle a insaputa dei proprietari: 17 fermi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Giugno 2015 13:42 | Ultimo aggiornamento: 9 Giugno 2015 13:42
Cimitero di Poggioreale, vendevano cappelle a insaputa dei proprietari: 17 fermi

(foto d’archivio)

NAPOLI – Vendevano cappelle funebri dell’Ottocento attraverso dei falsi atti notarili, spesso dopo averle svuotate dei resti dei defunti. Succedeva al cimitero di Poggioreale, a Napoli. Per questo traffico funebre diciassette persone sono state indagate o arrestate. Tra loro anche un notaio, Filippo Improta, e due imprenditori di pompe funebri, Vincenzo Tammaro e Gennaro Reparato.

Dal traffico di cappelle emerge anche un danno patrimoniale per il Comune, stimato in 3 milioni e 200 mila euro. Il regolamento dei servizi cimiteriali vieta infatti la compravendita tra privati di cappelle funebri: i titolari, in caso di rinuncia, sono tenuti a informare il Comune affinché possa provvedere alla riassegnazione pubblica dell’area e alla riscossione del prezzo della nuova concessione.

L’inchiesta, condotta dalla Procura di Napoli a partire dal 2012, ha fatto emergere un’associazione per delinquere che coinvolgeva due imprenditori del settore funerario e un notaio che secondo l’accusa si sarebbe prestato alla compilazione di atti falsi per la vendita delle cappelle.

A far scoprire lo strano traffico è stata una famiglia napoletana. Dopo un lungo periodo di assenza dalla città, va al cimitero di Poggioreale ma non riesce ad entrare nella cappella di famiglia, che era stata svuotata dalle salme dei propri cari, lussuosamente ristrutturata e chiusa con un nuovo cancello di ingresso. Quell’episodio ha fatto scattare l’inchiesta.

L’organizzazione smantellata proponeva anche on line i propri ‘prodotti’: una cappella, poi sequestrata, era stata offerta a 800mila euro su un noto sito di vendite immobiliari. In un altro caso un manufatto funebre fu venduto per 245mila euro, contro i 40mila dichiarati nell’atto di compravendita.

Nei mesi scorsi, sulla base degli elementi che emergevano dall’inchiesta, il Comune di Napoli ha attivato la revoca delle concessioni – e la conseguente riacquisizione al patrimonio pubblico – di una novantina di manufatti funerari ceduti illegalmente, il cui valore complessivo è di gran lunga superiore ai 2,5 milioni di euro rilevati dagli atti di compravendita. Secondo gli inquirenti, le attività criminose della banda erano proseguite anche dopo l’apertura dell’inchiesta: Tammaro e Reparato sono accusati di aver prodotto false prove al tribunale del Riesame, alterando le annotazioni riportate sul registro comunale di deposito delle salme.