I cinesi potevano uscire dallo Spallanzani ieri sera. Ma alberghi e taxi non li volevano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Febbraio 2020 10:46 | Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio 2020 13:20
I cinesi potevano uscire dallo Spallanzani ieri sera. Ma alberghi e taxi non li volevano

I cinesi potevano uscire dallo Spallanzani ieri sera. Ma alberghi e taxi non li volevano (foto ANSA)

ROMA – I venti turisti cinesi dimessi questa mattina, 13 febbraio, dallo Spallanzani potevano uscire già ieri sera ma nessun albergo li voleva ospitare. E’ il retroscena svelato da una infermiera dell’ospedale romano. 

“Ieri erano senza mascherina, senza guanti, potevano socializzare e quindi anche uscire ma non hanno trovato posto, non avevano dove andare. Loro volevano uscire, pernottare fuori ma non è stato possibile. Gli alberghi non li accettavano e sono dovuti rimanere un’altra notte” ha raccontato Regina, una delle infermiere che ha assistito i cinesi nella loro quarantena – durata due settimane – all’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma.

L’infermiera aggiunge un altro particolare: “Lo stesso con i taxi: li chiamavano parlando in inglese ma quando i tassisti vedevano che erano cinesi e non li facevano salire”. 

I cinesi, che facevano parte della comitiva entrata in contatto con la coppia infetta ancora oggi ricoverata all’Istituto, hanno lasciato la struttura dopo i canonici 14 giorni di quarantena. Raggiunto l’aeroporto a bordo di un pullman, prenderanno un volo per la Cina. 

Cinesi dimessi, il gesto degli infermieri dello Spallanzani 

Giocattoli ai bambini per superare le ore di noia, rispetto per la cultura di un paese lontano. Così, a quanto riferito dal personale sanitario dello Spallanzani, si è svolta la quarantena dei turisti cinesi dimessi oggi. “Abbiamo cercato di rispettare la loro cultura, anche se in una situazione difficile, quella dell’isolamento – ha spiegato la dirigente infermieristica – Ce l’abbiamo messa tutta e si è creato anche un forte legame anche di amicizia, con i bambini e la famiglia. Il loro stato d’animo è stato fortemente supportato da noi, per rispondere ai loro bisogni”.

“Se abbiamo avuto paura? Se hai paura non si fa niente‎ – ha aggiunto una infermiera dello Spallanzani – La preparazione e l’esperienza ci dicono che in alcuni casi bisogna attivare tutte le procedure e le precauzioni. Loro hanno seguito le regole. Con tre bambini piccoli non è facile rimanere chiusi in una stanza 24 ore su 24”.

“Quando hanno capito che il test era negativo sono stati felici. Non hanno pianto, perché sono un popolo che si trattiene. Però si vedeva la loro gioia, i bambini con i palloncini… abbiamo cercato di alleggerire le loro giornate anche regalando giocattoli. Stavano chiusi in stanza e a volte uscivano fuori in spazi comuni. Sono stati splendidi”. (fonte ANSA – Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev)