Cintura esplosiva vicino alla lapide di Moro: gli artificieri la fanno brillare, ma era finta

Pubblicato il 26 settembre 2018 12:50 | Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2018 12:52
Artificiere a lavoro

Un artificiere a lavoro (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Un passante chiama il numero di emergenza 112 per segnalare un oggetto in cuoio con degli involucri di carta simile ad una cintura esplosiva, che si trova abbandonato sul marciapiede di via Stresa, a Roma, poco distante da via Fani dove c’è la lapide commemorativa di Aldo Moro e della sua scorta.

Sul posto arrivano gli artficieri per effettuare le verifiche sulla presunta cintura esplosiva mandando il traffico nella zona in tilt. Gli agenti a lavoro la fanno brillare e scoprono che si tratta di un falso. La cintura di cuoio aveva infatti legati a se solo degli involucri di carta ed era ben fatta, risultando molto simile ad un ordigno vero. Ora bisognerà stabilire chi l’ha lasciata. 

Il sequestro di Moro è avvenuto la mattina del 16 marzo 1978, intorno alle 9, in questa via del quartiere Camilluccia, quadrante nord della città. Un commando di terroristi apre il fuoco sulla scorta del presidente della Dc, Aldo Moro (partito dalla sua casa in via del Forte Trionfale 79 per andare alla Camera a votare la fiducia al quarto governo Andreotti), uccidendo i cinque agenti: Oreste Leonardi e Domenico Ricci a bordo della Fiat 130 di Moro; Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi sull’altra vettura.

Moro viene prelevato e sistemato a bordo di una Fiat 132 blu che riparte a tutta velocità verso via Trionfale, preceduta e seguita da altre due auto dei componenti del commando. Iniziano così i 55 giorni di prigionia dello statista democristiano, terminati col ritrovamento del suo corpo senza vita nella Renault 4 in via Caetani.