Cinture di sicurezza posteriori, perché gli italiani non se le mettono

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Gennaio 2020 12:43 | Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio 2020 12:47
Cinture di sicurezza posteriori, perché gli italiani non se le mettono

Cinture di sicurezza posteriori (Ansa)

ROMA – Gli italiani le cinture di sicurezza posteriori non se le mettono. Sono diciotto anni ormai che sono diventate obbligatorie ma dietro, sull’auto, a indossarle non ci pensano nemmeno. Anche davanti non se le mettono – dicono gli esperti – perché in macchina si sentono dei padreterni (specie i maschi). Soffrono di un malinteso senso di onnipotenza. Condito da sentimenti di impunità e allergia alle regole.

Nel 2019 il numero di infrazioni per i passeggeri posteriori è raddoppiato rispetto all’anno precedente contando circa 107.825 persone colte in flagrante. Durante i controlli effettuali dalla stradale, dal Piemonte alla Sicilia, circa 166mila veicoli sono stati intercettati in più di 22.275 posti di blocco. Nel 2017 solo uno su dieci dichiarava di indossarle.

Il no cintura dietro peraltro non sconta le solite differenze tra nord e sud, in questo caso gli italiani si muovono compatti. In testa alla classifica c’è Catania, seguita a ruota da Padova e Bologna. Si impone una domanda: perché questa idiosincrasia, non sappiamo forse che i cosiddetti “pretensionatori” salvano la vita? Serve il parere di un esperto. Anna Maria Giannini, docente di Psicologia forense dell’Università Sapienza di Roma e coordinatrice del centro d’eccellenza sulla sicurezza stradale dell’ateneo prova a spiegare le ragioni al Corriere della Sera.

Onnipotenza, impunità, allergia alle regole

“Secondo i nostri studi i motivi per cui, dopo 14 anni, ancora molti non allacciano le cinture di sicurezza, sono alcuni di carattere generale ed altri specifico. Fra i primi, rientra il difficile rapporto che gli italiani hanno con le regole, specialmente quelle che riguardano la circolazione stradale. Il secondo motivo, è che questi dispositivi vengono percepiti come ‘inutili intralci’ se non proprio fastidi perché comporterebbero un presunto rallentamento di movimenti e, quindi, una sensazione di scomodità. Un altro motivo, è che alcuni viaggiano su due livelli mentali: conoscono la regola, l’accettano come giusta perché sanno di rischiare la vita ma poi vanno su un altro binario mentale: ‘tanto a me non può succedere nulla di grave’. Queste persone si sentono onnipotenti e immuni perché le tragedie sempre agli altri e mai a loro”. (fonte Corriere della Sera)