Cioccolato puro scritto sulle etichette, la Ue condanna l’Italia

Pubblicato il 25 Novembre 2010 11:27 | Ultimo aggiornamento: 25 Novembre 2010 11:27

L’Italia è stata condannata dalla Corte di giustizia europea per avere autorizzato la denominazione ”cioccolato puro” sulle etichette di prodotti di cioccolata che avrebbero dovuto segnalare anche la presenza di ”altri grassi vegetali oltre al burro di cacao”.

I giudici hanno ritenuto che la normativa italiana ”è idonea a indurre in errore il consumatore e a ledere il suo diritto ad un’informazione corretta, imparziale ed obiettiva”.

La normativa italiana consente di mantenere due categorie di denominazioni di vendita: una per i prodotti a base di solo burro di cacao, denominati ”cioccolato puro”, e l’altra per i prodotti che contengono grassi vegetali, indicati come succedanei del cioccolato. I

l diritto della Ue relativo all’etichettatura dei prodotti di cacao e di cioccolatoßarmonizza invece le denominazioni di vendita di questi prodotti. Quando contengono fino al 5% di grassi vegetali diversi dal burro di cacao (detti sostitutivi) la loro denominazione resta immutata, ma la loro etichettatura deve contenere, in grassetto, la specifica dizione: ”contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao”.

Per i prodotti di cioccolato che contengono unicamente burro di cacao è possibile indicare sull’etichettatura tale informazione, purché – rileva la sentenza – ”sia corretta, imparziale, obiettiva e non induca in errore il consumatore”. A presentare ricorso contro Roma per inadempimento e’ stata la Commissione Ue, secondo la quale l’Italia ha introdotto una denominazione di vendita supplementare per i prodotti di cioccolato, a seconda che essi possano essere considerati ”puri” o meno.

La Commissione ritiene invece che il consumatore debba essere informato circa la presenza o meno nel cioccolato di grassi vegetali sostitutivi mediante l’etichettatura, e non tramite l’impiego di una distinta denominazione di vendita. La Corte ha accolto il ricorso sentenziando che la normativa italiana è in contrasto con il diritto europeo.