Circe della Versilia: i figli non vogliono perdonare la madre

Pubblicato il 27 agosto 2012 20:40 | Ultimo aggiornamento: 27 agosto 2012 20:44
La Circe della Versiglia

La Circe della Versiglia

VIAREGGIO (LUCCA) – Negli ultimi mesi, il caso della Circe della Versilia, ovvero l’omicidio con 17 pugnalate di Luciano Iacopi avvenuto il 17 luglio del 1989 nella sua casa di Forte dei Marmi, è tornato d’attualità a causa della pubblicazione del libro ‘Nel buio di una notte di luglio” del giornalista e scrittore Mario Spezi. Nel libro Maria Luigia Redoli, dopo ventitrè anni, insinua che ad aver tramato per la morte del marito sia stata proprio la figlia Tamara.

La Circe le avrebbe infatti attribuito una telefonata intercettata dai carabinieri ad un mago di Viareggio in cui si parla di un compenso da restituire pagato ad un killer assoldato per uccidere Luciano Iacopi. Una telefonata fino ad oggi ritenuta di Maria Luigia Redoli e che nel processo è stato uno dei punti cardine dell’accusa. Adesso i figli della Circe, nella lettera al Tirreno, accusano la madre di aver inventato quella circostanza (“per tornare sulle prime pagine dei giornali o in televisione”) e chiudono con lei ogni possibile rapporto: “Considerato quello che è accaduto – scrivono Tamara e Diego Iacopi – oggi non intendiamo darle neanche una adeguata sepoltura: per noi è già morta e sepolta”. Poi aggiungono: “Si è risposata ma non è servito a nulla. Neanche la vita matrimoniale e quella del carcere sono servite a rabbonire il suo animo cattivo e malvagio”.

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