Citrobacter, killer di 4 bambini, era nel rubinetto dell’ospedale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Settembre 2020 10:10 | Ultimo aggiornamento: 2 Settembre 2020 11:38
Ospedale di Verona col citrobacter: nei video medici col lecca lecca, genitori che fumano...

Ospedale col citrobacter: nei video medici col lecca lecca, genitori che fumano… (Foto d’archivio Ansa)

Il citrobacter era nel rubinetto dell’ospedale di Verona. Questo dice la relazione della Commissione ispettiva della Regione Veneto.

Il citrobacter, sostiene la relazione, era in un rubinetto del lavandino utilizzato dal personale della Terapia intensiva neonatale. Rubinetto che serve per prendere l’acqua e darla ai piccoli.

Quattro bambini sono morti per quel virus e almeno altri nove hanno avuto danni cerebrali permanenti.

L’acqua veniva usata anche per lavare i biberon dei neonati.

Citrobacter nel lavandino: la relazione della Commissione

E’ la conclusione della relazione sulla vicenda del batterio Citrobacter da parte della Commissione ispettiva dalla Regione Veneto. Sono i 96 casi riscontrati tra i piccoli nati a partire dal 2018. A renderlo noto il governatore del Veneto, Luca Zaia, che aveva fatto avviare le indagini. Zaia aveva nominato un gruppo di esperti guidati dal professor Vincenzo Baldo, professore di Igiene e Medicina preventiva dell’Università di Padova.

La struttura era chiusa dopo l’inizio dell’ispezione. Oggi è aperta, per ciò che riguarda il Punto nascite per i parti non a rischio, dopo una bonifica completa dei locali.

La relazione della commissione sarà inoltrata alla Procura della Repubblica “e resa disponibile – annuncia Zaia – per l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona e per i familiari dei bambini colpiti dal batterio, in modo che possano conoscere gli esiti fin da subito”.

Incrociando cartelle cliniche, protocolli e procedure, si è scoperto nel rubinetto della Terapia intensiva il pericolosissimo’ killer’ che ha veicolato il batterio, arrivato probabilmente dall’esterno e forse favorito dal non completo rispetto delle misure di igiene imposte al personale dei reparti ad alto rischio.

La prima denuncia di una mamma

La prima a denunciare l’accaduto era stata proprio una mamma, Francesca Frezza, che appresa la notizia dell’esito dell’inchiesta ha iniziato una protesta davanti all’ospedale.

“Sono qui – spiega – perché l’autorevole commissione d’indagine nominata dal governatore Zaia conferma tutto quello a cui ho sempre pensato in questo lungo anno”.

Francesca tiene in mano la foto della figli, nata nell’ospedale veronese l’11 aprile 2019 e morta al Gaslini di Genova sette mesi dopo,. “L’unica scelta forte e doverosa che andava fatta – sottolinea, chiamando in causa i sanitari veronesi – era di chiudere tutto subito e non aspettare due anni. La decisione è stata presa solo il 12 giugno, quando ho reso pubbliche le perizie medico legali che accertavano che mia figlia è morta per il Citrobacter”.

Prima nascita nell’ospedale dopo la riapertura

Prima nascita all’Ospedale, dopo la riapertura del punto nascita, chiuso lo scorso 12 giugno dall’Azienda Ospedaliera a causa delle infezioni da Citrobacter che hanno causato la morte di 4 neonati. A mezzanotte è nata una bambina, figlia di una signora originaria di Palermo e residente a Verona, al terzo parto. (Fontee Ansa)