Cittadella. Contro-video, la polizia accusa il padre: “Era lui a trascinarlo”

Pubblicato il 12 Ottobre 2012 15:56 | Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre 2012 16:38

ROMA – La polizia ha depositato in Questura un contro-video sulla storia del piccolo Leonardo di Cittadella (Padova) portato via a peso da scuola e dalla mamma. Un contro-video che fa vedere la scena da un’altra angolazione e che secondo la polizia dimostrerebbe che non sono stati gli agenti a strattonare il bambino di 10 anni ma sarebbe stato il padre a trascinarlo via, e la polizia sarebbe intervenuta sollevando il bimbo solo per evitare che si facesse male. “Quello che prende il bimbo per le gambe – viene detto – è il padre e questo nessuno l’ha detto. Il poliziotto, invece, solleva il bambino dalla schiena perché il padre lo stava trascinando”.

In particolare nelle immagini, si e’ appreso, si noterebbero le azioni dei famigliari e delle altre persone che hanno tentato di opporsi agli agenti di Polizia e al padre del ragazzino. Proprio la zia (quella che ha girato il video) e il nonno sono stati segnalati dalla Questura di Padova alla magistratura per le ipotesi di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale e inosservanza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria.

“Ben venga l’inchiesta voluta dal ministro Cancellieri – sottolinea Silvano Filippi, segretario Regionale del Siulp (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia) del Veneto – Autorizzateci a divulgare il nostro filmato e a far capire che si tratta di un’esca velenosa buttata da alcune persone che non si sono arrese alla regola aurea in base alla quale una sentenza del giudice va eseguita senza possibilità di derogarvi”.

“Siamo inferociti e sconcertati per la mistificazione della vicenda fatta a uso e consumo del clamore, senza alcun approfondimento -dice  Filippi – È deludente l’assoluta superficialità di molte indagini giornalistiche, che non hanno approfondito la questione”. Filippi denuncia la “decontestualizzazione di un filmato che dura pochi frammenti rispetto a tutta la vicenda”.

Per il segretario quello delle forze dell’ordine è stato un atto dovuto, a seguito di una sentenza del giudice: “Siamo in presenza di un provvedimento esecutivo che ha rigettato l’impugnazione della madre da parte della Corte di appello di Venezia. L’ordinanza dice chiaramente che il bambino per la sua tutela andava allontanato con gli assistenti sociali e nel caso con l’assistenza della forza pubblica. Se quegli agenti non avessero ottemperato alla sentenza avrebbero commesso il reato di omissione d’atti d’ufficio”. Filippi spiega la situazione con un esempio: “Se devo eseguire uno sfratto, ho il dovere di portarlo a termine anche a costo di buttare giù la porta”.

E tornando nel merito della questione precisa: “Per esperienza so che prima di arrivare a una decisione del genere ci sono ampie e lunghe indagini e colloqui. La madre e la famiglia hanno osteggiato 5 diversi tentativi di allontanamento”.