Clandestine e prostitute/ Cinesi sfruttate da una rete di bordelli con “sedi” in 15 città italiane

Pubblicato il 26 maggio 2009 7:35 | Ultimo aggiornamento: 26 maggio 2009 7:35

Da Lecco a Como, passando dai comuni di Cantu’ ed Erba, da Torino a Milano, da Verbania a Bergamo e Rovigo, per poi interessare Genova e Parma, Reggio Emilia e Firenze, fino ad arrivare a Pescara ed Avellino. Questi i luoghi e le 15 citta’ italiane nei quali una pericolosa organizzazione criminale favoriva l’immigrazione clandestina e induceva alla prostituzione donne di nazionalita’ cinese.

Tutto e’ partito dall’estremo nord-est d’Italia, da Pordenone, dove i mirati controlli della Guardia di Finanza contro il “lavoro nero” avevano portato alla scoperta di numerose donne cinesi, senza documenti ne’ regolare permesso di soggiorno, stipate all’interno di stanze malsane, in condizioni prossime alla soglia della dignita’ umana. Identificati dalle Fiamme Gialle i responsabili, in seguito alle investigazioni di polizia economica svolte in tutta Italia, i finanzieri hanno potuto denunciare all’autorita’ giudiziaria 8 persone, tra cui 4 fiancheggiatori italiani, arrestando 3 cittadini cinesi colpiti da ordinanze di custodia cautelare in carcere da parte dei Magistrati pordenonesi per gravi reati in materia di immigrazione e prostituzione.

L’organizzazione criminale contava su alcune persone che svolgevano “funzioni di tramite” tra la Repubblica Popolare Cinese e l’Italia, per mantenere attivo il flusso di donne clandestine provenienti dall’Oriente e costituire cosi’ una fitta rete di unita’ immobiliari e appartamenti utili ad ospitare ed incentivare l’attivita’ illecita.