Cagliari, è clandestino ma senza soldi: assolto senegalese

Pubblicato il 13 maggio 2010 9:55 | Ultimo aggiornamento: 13 maggio 2010 9:55

Il tribunale di Cagliari

Scrivi immigrazione, leggi contraddizione. Tra reato di clandestinità, permessi di lavoro e decreti di espulsione, il decreto Maroni sulla sicurezza presenta non poche falle e porta a diverse situazioni alquanto paradossali. Un esempio è la storia di un senegalese, in Italia da nove anni e felicemente innamorato della sua compagna, ma ancora clandestino. Fermato dalla Guardia di Finanza di Cagliari per un normale controllo, viene arrestato perché non ha rispettato il decreto di espulsione. Così scatta il processo ma il giudice lo assolve: non poteva lasciare l’Italia perché non aveva i mezzi per farlo. Risultato: l’uomo ha ricevuto un altro decreto di espulsione da parte del questore e ora ne ha ben due pendenti sulle spalle.

Una storia piena di contraddizioni, quella di questo extracomunitario arrivato in Sardegna in modo clandestino nove anni fa, ma che per tutto questo tempo ha vissuto intensamente la vita isolana, integrandosi nella comunità locale, facendo i più diversi lavori (il più delle volte in nero), trovando l’amore con una ragazza cagliaritana. Ma tutto ciò non basta per cancellare il suo marchio: il senegalese è e resta un clandestino.

Così, quando viene fermato dalla Guardia di Finanza di Cagliari che scopre il decreto di espulsione a suo carico, i militari, legge alla mano, fanno il loro dovere e non possono fare altro che arrestarlo. Ed è qui, in un’aula di tribunale, che scattano le contraddizioni del decreto sicurezza. Durante il processo il giudice appura che il giovane senegalese non ha i soldi sufficienti per lasciare l’Italia e tornare in Senegal. E viene assolto. Tutto si risolve con un nulla di fatto, fino al prossimo controllo.