Claudio Pinti, l’untore HIV. La perizia medico-legale: “Ha infettato la compagna poi morta”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 ottobre 2018 12:36 | Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2018 12:36
Claudio Pinti, l'untore HIV. La perizia medico-legale: "Ha infettato la compagna poi morta" (foto Ansa)

Claudio Pinti, l’untore HIV. La perizia medico-legale: “Ha infettato la compagna poi morta” (foto Ansa)

ANCONA – Claudio Pinti, l’autotrasportatore di Polverigi accusato di avere avuto per anni rapporti con varie persone senza informarle del fatto di essere positivo all’Hiv, ha infettato la sua compagna, morta per complicazioni legate all’Aids nel giugno 2017.

Questo è il responso – secondo quanto anticipa oggi il Corriere Adriatico – della perizia medico legale disposta dl gip di Ancona Carlo Cimini ed eseguita dall’infettivologa Cristina Mussini, del Policlinico di Modena e dalla virologa Francesca Ceccherini Silberstein, dell’Università di Tor Vergata.

Pinti, inoltre, ha infetto anche la sua fidanzata (ormai ex), che lo ha denunciato e fatto arrestare lo scorso giugno 2018.

Pinti è finito in carcere con le accuse di omicidio volontario per la morte della compagna e di lesioni personali gravissime per l’infezione contratta dalla sua ultima fidanzata. Infezione che ha sempre negato, tentando di convincerla a non sottoporsi al test dell’Hiv (come ha raccontato l’ex fidanzata in un servizio de Le Iene andato in onda nell’ultima puntata).

Ha sempre negato tutto – racconta Romina al programma di Italia Uno– dicendo che l’Hiv non esiste. Mi disse che aveva avuto 200 partner, ma io non ci credevo. Mi diceva che si era protetto, poi ha cominciato a spiegarmi alcune sue teorie sull’Hiv. Si sentivano voci non belle, perché dicevano che avrebbe convinto la compagna a non sottoporsi alle chemio per la sua malattia”. Poi ha aggiunto in lacrime: “Quest’uomo mi ha tolto la libertà, mi sento violentata. Un virus letale, sono giovane, vorrei farmi una vita e avere una persona a fianco ma sono marchiata. Chi ci viene con me oggi? Io faccio questa intervista per aiutare le persone, se non ci si cura si muore”. Le indagini sul caso sono ancora aperte, Romina prova a ripartire: “Sorrido per mascherare. Il regalo più grosso ricevuto fino ad oggi è il comportamento di mio figlio, che è rimasto uguale a prima”.