Claudio Scajola condannato a 2 anni: “Favorì la latitanza di Matacena”

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 Gennaio 2020 14:48 | Ultimo aggiornamento: 25 Gennaio 2020 14:48
Claudio Scajola condannato a 2 anni: "Favorì la latitanza di Matacena"

Claudio Scajola (nella foto Ansa) condannato a 2 anni per Matacena

ROMA – Due anni di carcere, con pena sospesa per Claudio Scajola. Per il Tribunale di Reggio Calabria l’ex ministro dell’Interno ed attuale sindaco di Imperia favorì l’inosservanza della pena in favore dell’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena, che deve scontare una condanna a tre anni per concorso esterno in associazione mafiosa e attualmente latitante a Dubai. Condanna a un anno, per il medesimo reato, anche per Chiara Rizzo, moglie di Matacena.

Assolti, invece, Maria Grazia Fiordaliso e Martino Politi, ex collaboratori della famiglia Matacena. La sentenza ridimensiona le richieste del pubblico ministero, Giuseppe Lombardo, che aveva chiesto quattro anni e sei mesi per Scajola, undici anni e sei mesi per Chiara Rizzo e sette anni e sei mesi per Fiordaliso e Politi. Per tutti gli imputati i giudici hanno escluso l’aggravante mafiosa e per questi ultimi anche l’accusa di complicità nella fuga di Matacena dal principato di Monaco, dove risiedeva da tempo, per rifugiarsi a Dubai.

La prima condanna per Scajola, dopo molte assoluzioni. Era stato arrestato il 7 maggio del 2014 ed era rimasto detenuto in carcere per 34 giorni, prima di essere assegnato ai domiciliari. Il processo, scaturito dall’operazione “Breakfast” eseguita dalla Dia di Reggio Calabria, è andato avanti per oltre cinque anni, con la celebrazione di oltre cento udienze, in una delle quali testimoniò anche Silvio Berlusconi.

Tutto ebbe inizio con la condanna definitiva, risalente al mese di giugno del 2013, di Amedeo Matacena, rampollo di una nota famiglia di armatori di origine napoletana, cofondatori della società Caronte&Tourist, monopolista da oltre 50 anni del servizio di traghettamento nello Stretto di Messina, accusato di avere favorito le cosche della ‘ndrangheta di Reggio Calabria.

La sentenza non potè essere eseguita, con l’arresto di Matacena, perché l’ex parlamentare, come sostiene l’accusa, con la complicità di Claudio Scajola, allora ministro dell’Interno e plenipotenziario di Forza Italia, s’imbarcò su un aereo e raggiunse le Seychelles. Da lì, dopo alcuni mesi, Matacena si spostò a Dubai, con l’intenzione di raggiungere definitivamente il Libano, grazie anche alle complicità dell’imprenditore calabrese Vincenzo Speziali. A Dubai, però, Matacena venne identificato e fermato appena sceso dall’aereo da personale dei servizi di sicurezza, che gli notificarono la sentenza di condanna, ritirandogli il passaporto in attesa dell’estradizione verso l’Italia, che però non è mai arrivata.

“Speravo – ha detto Claudio Scajola commentando la sentenza – che la mia vicenda si risolvesse già con il primo grado di giudizio, ma va bene così. Soprattutto considerando le richieste che erano state fatte dal pubblico ministero. Voglio ribadire, ancora una volta, di avere tenuto, da ministro dell’Interno, un corretto atteggiamento istituzionale contattando solo livelli istituzionali esteri e non per aiutare Matacena, ma sua moglie, una donna in gravi difficoltà”.

Fonte: Ansa