“Claudio Scajola faceva pedinare Chiara Rizzo per gelosia dell’orco Caltagirone”

di redazione Blitz
Pubblicato il 30 Maggio 2014 10:07 | Ultimo aggiornamento: 30 Maggio 2014 10:07
"Claudio Scajola faceva pedinare Chiara Rizzo per gelosia dell'orco Caltagirone"

Chiara Rizzo col marito Amedeo Matacena, latitante a Dubai

ROMA – Claudio Scajola faceva pedinare Chiara Rizzo per gelosia dell’orco Caltagirone”. A raccontarlo ai pm è stata la segreteria di Amedeo Matacena, Maria Grazia Fiordelisi, anche lei in carcere su richiesta della procura di Reggio. Nel corso dell’interrogatorio, avvenuto due giorni fa, la donna avrebbe aiutato i pm a ricostruire alcuni passaggi fondamentali di quanto avvenne tra l’agosto 2013 e il febbraio scorso, per trovare un rifugio sicuro a Matacena.

In mezzo alle rivelazioni della donna ci sarebbe pure la gelosia dell’ex ministro nei confronti di lady Matacena. Circostanza che troverebbe conferma anche in alcune intercettazioni e pedinamenti della Dia. Scrive il Corriere della Sera:

“Scajola avrebbe infatti mal digerito il legame che c’era tra Rizzo e l’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone, l’amico che improvvisamente nelle conversazioni veniva definito l’orco”.

L’inchiesta della Procura di Reggio Calabria sembra essere a un punto di svolta. Ad avvalorare le indagini del procuratore Federico Cafiero De Rhao, il sostituto Giuseppe Lombardo e il pubblico ministero Antimafia Francesco Curcio, ci sarebbero ora le ammissioni di quasi tutti i protagonisti della vicenda. Lo stesso Scajola, nell’interrogatorio avvenuto lo scorso 9 maggio nel carcere di Regina Coeli, avrebbe ammesso:

“E’ vero aiutai Matacena per fargli avere l’asilo politico a Beirut e trovai lavoro a sua moglie nel Pdl. L’ho fatto perché era un amico e un parlamentare di Forza Italia – avrebbe detto l’ex ministro – Con lui mi comportavo come fossi il suo avvocato”

Il contenuto dell’interrogatorio è stato secretato ma il Corriere della Sera riporta ampi stralci di quelle che sarebbero state le dichiarazioni rese da Scajola ai pm che lo accusano di aver favorito la latitanza di Matacena e conseguentemente anche di concorso esterno alla mafia. Scajola aveva fatto un’affermazione dello stesso tenore nel corso di una telefonata intercettata dalla Dia con l’imprenditore catanzarese Vincenzo Speziali, che vive in Libano ed è indagato nella stessa inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex Ministro dell’Interno. Speziali è l’uomo che si accreditava come il mediatore con l’ex presidente libanese Amin Gemayel e rassicurava Scajola sul proprio interessamento per il trasferimento di Matacena da Dubai a Beirut. Nella conservazione, che è agli atti dell’inchiesta, Scajola dice:

“Ho fatto già predisporre dai suoi avvocati una richiesta motivata di asilo. Tu pensi che riusciamo a farla accogliere?”.

Affermazione che, secondo la Dda di Reggio Calabria, si riferisce appunto ad Amedeo Matacena. Quanto a Chiara Rizzo, la moglie dell’ex deputato di Forza Italia oggi latitante a Dubai, Scajola ha ammesso di aver aiutato anche lei “facendola lavorare per il tesoriere del Pdl, Ignazio Abrignani“. Circostanza confermata dagli avvocati della donna e dallo stesso Abrignani che in un’intervista al quotidiano la Repubblica, afferma:

“Sono una persona corretta, che è stata con Scajola per quindici anni. Se mi chiama un amico e mi dice ‘c’è una persona in difficoltà, dai aiutiamola’, manco sapevo bene chi era, lo faccio”.

Abrignani racconta di aver ”fatto un contratto per alcuni mesi” a Chiara Rizzo, moglie di Amedeo Matacena, su richiesta di Claudio Scajola.

”Io mi occupo di turismo come deputato. Sono presidente dell’Osservatorio parlamentare per il turismo, quindi feci questo favore. Ma parliamo di un contrattino che mi sono accollato io. Pagavo io. Nulla di trascendentale: mille euro al mese”, dice Abrignani.    Il contratto ”è durato sei mesi, da settembre scorso a marzo 2014”.

Abrignani spiega di non sapere che in quel periodo il marito di Rizzo fosse latitante.

“Doveva fare qualcosina… Parliamo di contratti a progetto. Si potrà aiutare una persona in difficoltà, a proprie spese?”.