Claudio Scajola, i verbali: “Aiutai Matacena per l’asilo politico a Beirut”

di redazione Blitz
Pubblicato il 30 Maggio 2014 13:37 | Ultimo aggiornamento: 30 Maggio 2014 13:37
Claudio Scajola, i verbali: "Aiutai Matacena per l'asilo politico a Beirut"

Claudio Scajola (Foto Lapresse)

REGGIO CALABRIA – “Vincenzo Speziali mi propose un incontro con Chiara Rizzo ed un consigliere di Amin Gemayel per affrontare l’argomento” dell’asilo politico ad Amedeo Matacena. E’ quanto si legge nel verbale dell’interrogatorio di Claudio Scajola del 16 maggio scorso, verbale secretato e ora depositato al Tribunale del Riesame ma in gran parte omissato. Scajola, oltre ad ammettere di essersi impegnato per far ottenere l’asilo politico in Libano a Matacena, parla di una lettera dell’ex presidente libanese Gemayel che avrebbe dovuto rassicurarlo circa le operazioni in atto:

“Seppi da Speziali – si legge ancora nel verbale – che a tale incontro non avrebbe preso parte il consigliere di Gemayel qualche giorno prima della data fissata, tanto è vero, se ben ricordo, che mi era stato detto che avrebbero mandato una lettera che lo Speziali riferiva a Gemayel”.

Vincenzo Speziali, che vive in Libano ed è indagato nella stessa inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex Ministro dell’Interno, è l’imprenditore di Catanzaro, nipote e omonimo dell’ex senatore Pdl, che si accreditava come il mediatore con l’ex presidente libanese e rassicurava Scajola sul proprio interessamento per il trasferimento di Matacena da Dubai a Beirut. 

Ricevuta questa missiva, racconta ancora Scajola,

“ho poi predisposto un appunto in cui indicavo i punti che Speziali mi aveva detto di portare all’attenzione degli avvocati di Matacena per la procedura di asilo”.

La lettera in questione è quella scritta al computer in lingua francese sequestrata a Scajola il giorno del suo arresto. Nella missiva, indirizzata al “caro Claudio” e attribuita all’ex presidente libanese, il mittente scrive, tra l’altro,

“mi occuperò a partire da domani di trovare un modo riservato per farlo uscire dagli Emirati Arabi poiché tratteremo il dossier con molta attenzione”.

Chi scrive conferma che il piano per portare Matacena in Libano era in atto anche in ragione del fatto che a Beirut si stava formando il nuovo Governo. Si legge infatti:

“prima di oggi era inutile tentare di trovare un accordo con la persona che ti è cara, mentre da due settimane, ossia dalla formazione dell’attuale esecutivo, io ho potuto patrocinare la questione e abbiamo già convenuto che una volta qui egli (Matacena, ndr) potrà beneficiare, in maniera riservata, della stessa posizione che egli ha a Dubai, consegnandogli un documento di identificazione con dati anagrafici  affinché possa rimanere nel nostro Paese e condurre una vita normale, naturalmente sotto la nostra responsabilità”. 

Ai pm Scajola ha precisato che l’appunto trovato sulla lettera di Gemayel non è il suo:

“Confermo che si tratta della missiva di cui ho parlato prima, che io colloco qualche giorno prima dell’incontro con Speziali del 16 gennaio 2014. L’appunto aggiuntivo potrebbe essere stato vergato di suo pugno da Speziali in occasione dell’incontro avvenuto nella data indicata. Certo non è di mio pugno”.

Mentre suo sarebbe un altro appunto, scritto a mano da Scajola su carta intestata della Camera dei deputati in cui sono evidenziati i punti da sottoporre all’attenzione degli avvocati di Amedeo Matacena per avviare la procedura di asilo politico in Libano. La nota è stata depositata agli atti dell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex ministro. Si tratta degli stessi appunti di cui parla Scajola nel suo interrogatorio, nei quali si legge

“Evidenziare la condanna di reato associativo per mafia inesistente nel Codice libanese; persecuzione di carattere giudiziario per finalità politiche; storia dei processi; supplica di asilo per fini umanitari e di carattere medico. Consegna diretta all’ambasciata Roma. Ciò dovrà essere compiuto immediatamente dopo l’insediamento del nuovo esecutivo”.