Claudio Scajola, sequestrato l’archivio segreto: file su Matacena, Biagi, G8…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Maggio 2014 9:36 | Ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2014 9:36
Claudio Scajola, sequestrato l'archivio segreto: file su Matacena, Biagi, G8...

Claudio Scajola, sequestrato l’archivio segreto: file su Matacena, Biagi, G8…

ROMA – Claudio Scajola, sequestrato l’archivio segreto: file su Matacena, Biagi, G8… Gli investigatori della Dia gli hanno sequestrato tutta la documentazione accumulata in decenni di vita politica: oltre all’arresto perché giudicato socialmente pericoloso e accusato di reati gravissimi tra cui il concorso esterno in associazione mafiosa, Claudio Scajola s’è  visto sequestrare anche l’immenso archivio in cui ha conservato migliaia di documenti, file, rapporti d’affari, informazioni riservate su uomini politici e dirigenti, spesso di avversari politici come l’informativa giunta ai carabinieri su un politico locale coinvolto in una storia di cocaina.

Migliaia di carte. Tra le carte, gli atti secretati di quando era ministro dell’Interno, un dossier su Marco Biagi (per le parole avventate sul giuslavorista si dimise una prima volta), un file su Berlusconi, sul G8 di Genova. Carte su cui gli inquirenti che indagano sugli scandali al porto di Imperia avevano già messo le mani. Ma l’ordine di sequestro giunto da Reggio Calabria ha di fatto confiscato tutto il tesoro informativo raccolto da Scajola (i giudici descrivono come “maniacale” la serie infinita di faldoni accumulati) e conservato nei suoi studi di Roma e Imperia oltre che nella sua lussuosa villa Ninnina a Diano Calderina. Insieme a quelle di Scajola, gli inquirenti hanno acquisito anche l’imponente documentazione relativa al Matacena nella cantina della sua segretaria Maria Grazia Fiordelisi: migliaia di carte considerate illuminanti per ricostruire tutta la vicenda.

I soldi, la moglie di Matacena. Su Chiara Rizzo (arrestata a Nizza), la moglie dell’imprenditore ed ex parlamentare Pdl Amedeo Matacena condannato per i suoi rapporti con la ‘ndrangheta (di cui Scajola avrebbe favorito la latitanza), sono stati fatti accertamenti bancari che hanno evidenziato trasferimenti “sospetti” in ordine al sistema di protezione su cui ha potuto contare il marito. In  particolare uno del 15 luglio 2009 per 952.000 euro; oppure quello da 270.000 euro effettuato nel 2010 attraverso la Compagnie Monegasque de Banque – Principato di Monaco,  dove la signora Matacena è residente. Nel mirino degli inquirenti anche i conti della madre di Matacena per i trasferimenti di denaro Italia-estero utili alla latitanza.

La scorta, gli abusi. Come ex ministro dell’Interno Scajola beneficia dell’accompagnamento di una scorta. Dall’inchiesta emerge la disinvoltura (ma in alcuni casi si tratta di reati) con cui utilizzava i suoi angeli custodi. In molti avevano chiesto di venir sollevati dall’incarico visto che venivano utilizzati spesso per scopi non precisamente istituzionali, come quelli di dipingere di bianco un elicottero di cui si serviva. Oppure, quando mise gli agenti a disposizione di Chiara Matacena per i suoi viaggi all’estero, li rassicurò dicendo loro che si trattava di una parlamentare, Un paio dei poliziotti si sono dimessi dall’incarico ma, in questo caso, per accettarne uno al Casiò di Sanremo, approfittando, si immagina dei buoni uffici spesi dall’ex ministro.