Click-day scoperchia le troppe pentole vuote di Conte e generale-ministro

di Antonella Del Sordo
Pubblicato il 8 Novembre 2020 14:38 | Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2020 14:38
Click-day scoperchia le troppe pentole vuote di Conte e generale-ministro

Click-day scoperchia le troppe pentole vuote di Conte e generale-ministro

Bonus bici e monopattini, anche se ne ho beneficiato io stessa, non posso negare che non ci sia stata idea più malsana  dall’inizio della pandemia.

Ed è finita anche in un grande caos, perché un generale napoletanodella Forestale, diventato carabiniere e formato all’ombra di Pecoraro Scanio, al secolo Sergio Costa, non è stato capace di prevedere come sarebbe finito un click day dove veniva regalato per una bicicetta o un monopattino praticamente un mezzo stipendio mensile di un precario in nero.

Io sono poi riuscita, dopo or di attesa, a prendere il bonus. Tra poco vi racconto. Però non tutto è perduto per gli esclusi. Dal 9 novembre al 9 dicembre chi non è riuscito a usufruire del bonus bici nel click day potrà registrarsi alla piattaforma www.buonomobilita.it – la stessa del famigerato click day del 3-4 novembre -, caricando i propri dati e la fattura e sempre utilizzando Spid.

E così chi ha comprato una bici dal 4 maggio al 2 novembre e non ha ancora ottenuto il bonus, lo otterrà il prossimo anno.

La truffa del click day

La scelleratezza del bonus trova riscontro nella denuncia che sporge non ai carabinieri ma ai lettori di Repubblica Paolo G. Brera.

“La truffa viaggia sul monopattino pagato con il bonus. Appena dopo il clic day dei voucher mobilità si è aperto il mercato online. Comprati scontati a 200 euro e rivenduti a 400”.

A quanto pare indaga la Guardia di Finanza. Ecco perché servono tante polizie. Ed ecco il racconto di Brera:

“A tre giorni dal pasticcio del click day per il bonus mobilità, sui siti di compravendita s’è aperto il suk dei furbetti del monopattino: li rivendono a prezzi stracciati, ancora imballati, lucrando una fetta cospicua dello sconto del 60% offerto dallo Stato”.
Un esempio di annuncio:
“Vendo monopattino acquistato da Amazon con buono. Prezzo Amazon 418. Lo vendo a 350 euro”.
Brera telefona e chiede. Ma è proprio nuovo il monopattino? È ancora imballato?
Risposta: “Eh sì».
Insiste: L’ha preso col bonus mobilità?
“Sì, lo scambio solo a mano, a Roma”.

Spiega Brera: “Il meccanismo è semplice: io che ho il bonus acquisto un monopattino che costa 500 euro, con il 60% di “sconto” dello Stato lo pago 200 e lo rivendo subito a 400”. 

Tutti felici, commenta Brera, meno lo Stato.
“Dici: ma almeno l’effetto sperato, cioè aumentare il parco mezzi singoli non inquinanti per alleggerire il trasporto pubblico a rischio Covid, è andato a buon fine? No, perché chi compra non avendo diritto al bonus risiede in piccoli centri senza problemi di mobilità, e non in grandi città.

Una super beffa insomma, iniziata già durante il click day”. 

Pentole e coperchi

Al quale si può adattare il noto proverbio: il governo fa le pentole, con il coperchio, ma le lascia sopra il fuoco.

A proposito di agenda digitale,  scuola,  trasporti,  contributi e Covid.  Un altro (mezzo) flop, quello del tanto atteso, più volte procrastinato, grande giorno : il” clickday per il buono mobilità”.

Dico mezzo perché alle 11 di quel mattino ero solo la 532.033esima  in coda. Ma – a parte i problemi iniziali che io stessa ho avuto e di cui tutto il paese parla – ancora sono in coda. Quindi la piattaforma sta reggendo. Almeno fino all’ultima volta che ho controllato. E’ vero, la piattaforma è andata in crash appena aperta la procedura e il sistema non rimandava alcuna informazione. Ma la scelta della “stanza d’attesa”  l’ho trovata un’idea così geniale – se pur dal nome così sbagliato – che voglio dare fiducia ai programmatori.  E per buona energia voglio aspettare ad essere catastrofica e disfattista. 

Pensando a Conte e ai suoi scudieri

Certo però, nei dieci minuti in cui tutto taceva, mi è venuto spontaneo canzonare il popolarissimo detto  “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi” . Il detto che si usa quando si vuole “dissuadere” un truffaldino dal commettere atti disonesti (perché potrebbe essere smascherato!).

Mi è venuta in mente, pensando al nostro Presidente del Consiglio e ai suoi scudieri. Che dicono dicono dicono, fanno fanno fanno..e poi si bruciano le mani.  Non c’è bisogno di essere disonesti e metterci il dolo, per fare le cose male.

Se però, in maniera bulimica, si fanno promesse su promesse, si prendono decisioni su decisioni, si rimandano scadenze. E poi sul finale emergono sempre “vulnus” nelle procedure, allora apparire come “ ciarlatani” è il prezzo (minimo) da pagare.

Il covid li ha messi alla berlina

Allora non sono più vulnus, sono bug e non sono non solo nel sistema informatico ma nel sistema Paese. E non parlo di come questo Governo ha gestito l’emergenza Covid. Parlo di come l’emergenza Covid ha messo alla berlina un intero Paese, dalla sanità alla scuola, passando per l’agenda digitale.

E poco importa se L’Inps ha versato solidi destinati ai più “poveri”  nelle tasche di taluni parlamentari che per altro, stante la superficialità con la quale si erano definiti i parametri, ne avevano – almeno sulla carta – diritto.

Molte delle azioni messe in campo negli ultimi mesi, dentro o fuori dai Dpcm,  sembrano essere state pensate senza prevederne le effettive ricadute nell’attuazione. Azioni, reazioni. Eppure qualunque decisione presa in questi mesi sembra essere stata testata solo su carta. Senza ponderarne, approfonditamente, le conseguenze pratiche.

E poco importa se si è deciso di riaprire le scuole me nessuna mente illuminata ha pensato di potenziare, prima, i mezzi di trasporto pubblici. E così per settimane si è viaggiato compressi, come le galline in batteria. Alla faccia del distanziamento sociale e dei sacrifici che da mesi ci vengono richiesti!

E  poco importa se richiudiamo le scuole senza tener conto che alcuni alunni non hanno gli  strumenti per studiare a distanza. O non hanno un doposcuola dove andare  mentre i genitori lavorano. So di bambini, anche di pochi anni, lasciati da soli a casa. E sì, perché mica tutti hanno i soldi e i nonni per sopperire alle mancanze del pubblico!

E così via. E con la stessa superficialità, si attua molto ..se non quasi tutto. In Sicilia, probabilmente come in altre parti d’Italia, dieci giorni fa c’è stata l’emergenza dei banchi scolastici.

Lo stoccaggio dei vecchi banchi

Di quelli nuovi, mica di quelli vecchi. Sono arrivati i nuovi banchi monoposto (già fortunate le scuole che li hanno ottenuti). Ma nessuno ha pensato, in via preventiva, dove stoccare quelli precedenti. E così i banchi sono stati “parcheggiati” in aree di fortuna, anche all’aperto. Mentre le istituzioni locali si sono dovute arrabattare per trovare soluzioni nelle caserme, in aree demaniali o in magazzini privati. 

Negli stessi giorni, sono partiti i concorsi straordinari per selezionare i nuovi insegnanti. Ma mancavano i professori di commissioni. Molti degli aventi titolo ad esaminare i candidati, si sono tirati indietro. Per la paura del contagio, per gli indennizzi irrisori e il rischio di ricorsi -consueti in questi concorsi.

Forse è arrivato il momento di fare meno pentole o di non metterle, in fretta e furia, sul fuoco.