Codice rosso: 30 denunce al giorno solo a Milano. Tutte urgenti, nessuna urgente?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Settembre 2019 11:36 | Ultimo aggiornamento: 3 Settembre 2019 11:38
Codice rosso: Adriana Signorelli l'aveva attivato

La Polizia mette i sigilli all’appartamento dove Adriana Signorelli è stata uccisa dal marito (Ansa)

ROMA – L’ultima aggressione subita dal marito risale a quattro giorni prima di essere uccisa a coltellate. Aggressione che Adriana Signorelli aveva segnalato alla polizia, attivando così il codice rosso. Procedura attivata, dunque, ma in un contesto di 30 denunce al giorno solo a Milano. Un diluvio quotidiano che rivela l’emergenza della violenza maschile. Ma che pone anche seri problemi di efficacia. Dal momento che tutte le denunce, per legge, vanno trattate con urgenza, finisce che nessuna in effetti lo è. Come fa il magistrato a stabilire le situazioni che richiedono un intervento prioritario?

Un anno fa il marito provò a darle fuoco

Adriana era stata sentita dagli agenti, aveva raccontato quel che era accaduto e le era stato consigliato di mettersi al riparo dal marito da cui si stava separando. Doveva lasciare casa e trasferirsi altrove. Per lui, invece, nessun provvedimento nonostante meno di un anno fa avesse tentato di dare fuoco alla porta dell’appartamento di lei. E di sfregiarla rovesciandole addosso una tanica di benzina e candeggina. Nemmeno un aggravio della misura dell’obbligo di firma disposta mesi fa per una condanna a 1 anno e 4 mesi per maltrattamenti del figlio di lei. Niente per fermarlo.

Codice rosso, il procuratore Greco: “Come lo gestiamo?”

Una tragedia che ha portato non solo Valeria Valente, senatrice del Pd e presidente della commissione parlamentare di inchiesta sui femminicidi, a chiedere “l’accesso agli atti poiché evidentemente qualcosa non ha funzionato” nella procedura, ma anche il procuratore Francesco Greco a fare alcune osservazioni.

Da un lato, ha spiegato che quel che si poteva fare è stato fatto, sottolineando quanto sia “illusorio pensare che si possa risolvere vicende come queste solo con la galera”, in quanto “ci sono casi in cui si è impotenti rispetto alla pazzia umana”. Dall’altro, ha rilevato che il ‘codice rosso’ è certamente “utile” ed importante nella sostanza, ma “il problema è come gestirlo”. Si rischia di non riuscire ad “estrapolare i casi più gravi” dalla marea di denunce – a Milano da quando è entrato in vigore sono 30 al giorno – anche perché tutti per legge devono essere trattati “con urgenza”.

Le indagini

E’ quel che viene a galla dalle indagini della Procura di Milano sull’omicidio di Adriana Signorelli, 59 anni, trovata morta in un lago di sangue ieri mattina nella sua abitazione di via San Giacomo 4, periferia sud della città, e per il quale ora il marito Aurelio Galluccio, 65 anni, è in cella in attesa dell’interrogatorio previsto per domani mattina: il gip Maria Vicidomini dovrà decidere se convalidare il fermo e disporre il carcere come chiesto dal pm Monia Di Marco. 

Alcool e psicofarmaci

Eppure Adriana pochissimi giorni prima di essere ammazzata aveva fatto scattare la procedura prevista dalla legge. Martedì scorso era uscita a cena con il marito. Dopo di che, come è stato riferito, lui era riuscito a salire in casa da lei, nell’appartamento che una volta condividevano. Là lui, sotto i fumi dell’alcool mischiato con psicofarmaci di cui, risulta dall’inchiesta, da qualche tempo stava abusando, ha cominciato a inveire contro la moglie accusandola di averlo fatto finire in carcere dicendo cose false.

Lei, spaventata, si è chiusa in bagno e, dopo che lui ha sfondato la porta, prima lo ha calmato e, infine, approfittando di un attimo di distrazione, è riuscita a scappare. L’ennesimo episodio di violenza raccontato da Adriana all’alba del 28 agosto agli agenti che le hanno anche consigliato di allontanarsi da casa. Cosa che, come lei ha assicurato quella mattina, avrebbe fatto: aveva promesso che sarebbe andata a vivere dalla figlia a Rozzano. Invece, purtroppo non è andata così. Non è riuscita a salvarsi dalla furia omicida di chi, dal 2012, le aveva reso la vita impossibile maltrattandola, minacciandola, aggredendola fino a farla morire. (fonte Ansa)