Cogne, guerra legale sulla famigerata villetta. L’avvocato Taormina vuole pignorarla, la Franzoni non lo paga

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Dicembre 2019 12:19 | Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre 2019 17:46
Cogne, guerra legale sulla famigerata villetta. L'avvocato Taormina vuole pignorarla, la Franzoni non lo paga

La villetta di Cogne (Aosta) dove il 30 gennaio 2002 avvenne l’omicidio del piccolo Samuele (Ansa)

ROMA – Contesa giudiziaria sulla villetta di Cogne. Sì, proprio quella del delitto di Cogne, quella dove Annamaria Franzoni uccise il più piccolo dei suoi due figli. La villetta resa celebre, o meglio famigerata, dal plastico allestito a Porta a Porta. L’avvocato Carlo Taormina la vuole pignorare, la sua ex assistita si è opposta. Della vicenda si occuperà il Tribunale di Aosta.

La sfida legale sulla casa di Montroz dove il 30 gennaio 2002 fu ucciso il piccolo Samuele, delitto per cui la madre ha scontato una pena di 16 anni, ha origine nella sentenza civile che ha condannato Franzoni a risarcire il penalista. Per un mancato compenso di oltre 275mila euro, per la difesa nel giudizio.

Taormina reclama 470mila euro di onorario

Torna dunque oggetto di contrapposizione la casa dell’omicidio, all’epoca dei processi al centro di innumerevoli perizie e scontri tra esperti di accusa e difesa, aspre battaglie combattute dalle aule di giustizia ai salotti televisivi, ma anche luogo di misteri mai chiariti sulla dinamica del delitto. La sentenza del tribunale di Bologna che ha accolto le ragioni dell’avvocato Taormina è esecutiva da marzo 2017.

Gli onorari da pagare a Taormina furono quantificati in 275mila euro, che arrivano, nell’atto di precetto, a oltre 470mila sommati di Iva, interessi e cassa previdenza avvocati.

Il 22 ottobre a Franzoni è stato notificato il pignoramento che riguarda quello che a quanto pare sarebbe l’unico bene aggredibile. Metà della proprietà immobiliare dove la donna, ora residente sull’Appennino bolognese, era pure tornata per qualche giorno un anno fa, dopo aver concluso la pena. Scontata negli ultimi anni in detenzione domiciliare ma col divieto di tornare nel comune della Val d’Aosta.

“Villetta parte di fondo patrimoniale, non pignorabile”

“L’11 novembre Franzoni, assistita dagli avvocati Maria Rindinella e Lorenza Parenti del foro di Bologna, si è opposta al pignoramento, iscrivendo a ruolo, ad Aosta, la procedura. In pratica, oltre a un vizio nella notifica dell’atto, si sostiene che la villetta non è pignorabile perché è all’interno di un fondo patrimoniale, costituito a maggio 2009 da Franzoni e dal marito Stefano Lorenzi.

Il giudice dell’esecuzione Paolo De Paola ha fissato un’udienza l’11 dicembre. Taormina, che difese Franzoni fino al processo di appello, è assistito dal figlio Giorgio e dall’avvocato Giuseppina Foderà di Aosta. (fonte Ansa)